Lunedì ho scritto che avrebbe vinto Il Volo. O meglio, ho detto che Il Volo e i Dear Jack se la sarebbero vista tra loro. Poi ho sentito le canzoni e il risultato finale era bello che chiaro. Per cui parlare della gara, adesso, non ha senso.L’abbiamo già fatto, e per quanto abbia senso affrontare i propri fantasmi quotidianamente, ripetersi che siamo un popolo vergognoso la domenica mattina non ha senso.

Hanno vinto i tre vecchiminkia di cui nessuno sa neanche il nome. Quelli che ringraziano Tony Renis e Michele Torpedine.
Tony Renis?
Scusate.
Grandi i ragazzi de Il Volo.
Scherzo.
Scontata la vittoria. Un po’ meno, sulla carta, il secondo e terzo posto, ma entrambi sono meritati. Ora, fuori di qui, Nek farà il culo a tutti, e tanti saluti.

Io però, oggi, voglio parlarvi d’altro. Voglio parlarvi di quello che, in un paese normale, sarebbe successo a metà spettacolo, ma che per motivi di scaletta è arrivato verso il finale. Ma che comunque è arrivato. Un miracolo. E, soprattutto, voglio, andando fuori tema rispetto Sanremo, parlarvi di musica. Un miracolo, si diceva. È vero, la serata finale era già iniziata bene, perché la presenza della PFM in apertuta sembrava qualcosa di prodigioso, che ci faceva amare Carlo Conti (fortunatamente Il Volo ce lo avrebbe fatto riportare a debita distanza, non dico odiare, ma ci siamo capiti).

Sanremo 2015 - Serata finaleIl miracolo di cui voglio parlarvi è la canzone Tre signori, che Enrico Ruggeri è stato chiamato a eseguire in tarda serata. Un brano che ha di colpo annullato quanto visto nei quattro giorni precedenti e riportato le cose al loro posto, Sanremo è Sanremo, la musica, spesso, è altrove. A Milano, nel caso specifico. Tre signori. Enrico Ruggeri me lo racconta con la sua voce inconfondibile, la stessa che ci ha deliziato con tante belle canzoni, le parole ricercate, giuste, profonde. Nel brano, mi dice, c’è in fondo una speranza, un che di leggero, perché i tre signori del titolo, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci e il nuovo arrivato, quello che gli altri due stanno aspettando, Giorgio Faletti, sono in un luogo dell’anima, del pensiero, chiamiamolo Paradiso. Un luogo che c’è, fisico o spirituale che sia, dopo la morte. Il brano cita le vite dei tre artisti, dei loro versi, delle loro caratteristiche, e su questi gioca. Del resto avrei potuto citarne tanti altri, ma di loro tre, persone che ho molto ammirato, ho sempre ammirato l’essere dei decatleti in un mondo di centometristi. Cantanti, scrittori, uomini di teatro, ma anche medici, nel caso di Jannacci, e tanto altro. Un po’ come lui stesso, gli faccio notare, timidamente. Proprio recentemente, infatti, è iniziata una nuova avventura a Radio 24, Il falco e il gabbiano, in cui racconta, quotidianamente le vite di persone speciali. Come speciali sono le vite dei tre signori cantanti sul palco dell’Ariston, un brano che anticipa un album di cui non ci lascia anticipazioni. Non posso non chiedergli che ne pensi del Sanremo targato Conti. Prima che il conduttore fiorentino comunicasse i nomi dei partecipanti la presenza di Ruggeri nel cast era data quasi per certa. Era stato lo stesso cantante a sfilarsi proprio il giorno prima dell’annuncio del cast, per questioni legate ai dilatati tempi di lavorazione dell’album. Enrico. Ai tempi, confesso, interpretai il suo sfilarsi come un garbato modo per farsi da parte rispetto a un cast che, sulla carta, non era esattamente in linea con la sua carriera, ma la sua presenza sul palco, proprio nella sera della finale, per di più in un momento così toccante e importante dimostra come la malizia, a volte se non sempre, possa portare fuoristrada. Del Festival, infatti, Ruggeri pensa bene. E non potrebbe essere altrimenti.

Carlo Conti, dice, ha dimostrato di essere, oggi come oggi, il conduttore più adatto per uno show del genere, e difficilmente, negli anni a venire, potranno non passare da lui. Spettacolo impeccabile, con le canzoni che in effetti passano già abbondantemente in radio (su questo, se posso permettermi, e posso permettermi visto che sto scrivendo io, potrebbero essere entrate in campo anche delle variabili che esulano dalla conduzione di Carlo Conti, ma passiamo oltre). Poi, è chiaro, toccherà vedere se anche le vendite dei dischi andranno di pari passo con i numeri dell’audience, ma per ora è un successo senza pari. Proprio a proposito della contiguità tra ascolti e vendite di dischi Enrico mi racconta di quando, nel 1987, ai tempi di Si può dare di più, quando i Festival erano davvero visti da tutta l’Italia, la CGD, etichetta che aveva pubblicato il singolo, si trovò costretta a revocare la cassa integrazione e a indire doppi turni, anche di notte, pur di sopperire alla richiesta di album e singoli. Altri tempi, verrebbe da dire volessimo fare i nostalgici, ma Tre signori, il singolo di Ruggeri che in qualche modo è il protagonista di questo post, è tutto fuorché nostalgico, quindi sorvoliamo.

Sono stato piuttosto critico nei confronti di Carlo Conti, non è un segreto, ma il fatto di aver invitato colui che, a insindacabile parere di chi scrive, è al momento il più grande autore di canzoni italiano in attività, come ospite d’onore durante la finale, per presentare un brano così importante gli vale non solo un applauso, ma addirittura una standing ovation.
Torno a Rouge. C’è tempo anche per una battuta sulla canzone con cui Luca e Paolo hanno voluto ironizzare sull’ipocrisia tutta italiana di piangere chiunque muore nel mondo dello spettacolo, tema che in qualche modo la potrebbe avvicinare proprio a Tre signori. Ruggeri è anche in questa occasione garbato, ma fermo. La gag non l’ha fatto ridere, e non l’ha trovata di buon gusto. Come dargli torto.

Ultime battute sulle canzoni, senza ovviamente pretendere che si vada troppo in profondità, perché i colleghi son colleghi. Ruggeri è un signore, seppur con spirito punk, e dice apertamente di avere ben in mente una canzone, quella del collega di scuderia e amico Marco Masini (è noto come anche chi scrive la consideri la migliore canzone in gara). La conosco da prima delle altre, mi piace. Un modo carino per non dire che è la sua canzone preferita. Gli esterno il mio parere, e anche il mio tifo per Nesli, e anche per lui Enrico ha belle parole, apprezzandone il coraggio artistico. Siamo sempre lì, essere decatleti in un mondo di centometristi.

E chiudo questa settimana di post da Sanremo proprio con il solito sms di Nesli, compaesano conosciuto in Riviera e per il quale ho spudoratamente fatto il tifo durante il Festival, riferito alla serata di venerdì.

Ciao Michele, oggi ultimo giorno, la finale. Giornata dei ricordi. O meglio dei dettagli. Sono un fanatico dei dettagli! Prima cercavo la base perfetta e l’ho trovata, anzi ne ho trovate 11 :), le canzoni del mio disco. Qui cercavo il look perfetto. Nella musica come in tutto cerco dettagli e follia. E ieri sera, tra esibizione e abito rosso direi che è andata bene ;). Qui Nesli,. Passo e chiudo

Questo invece l’sms della finale. “Ciao Michele! Eccoci giunti alla fine. Grazie per aver camminato con me in una parte di questa splendida e folle avventura, grazie per aver capito la mia svolta musicale, grazie per avermi sostenuto! Sanremo è stato un sogno e l’abbiamo condiviso. Ora lo sapete, questo è il mio mondo. È la fine, ma domani è un nuovo inizio, vi portò con me. Passo e chiudo, Nesli”

Finisce davvero qui, quindi. Passo e chiudo.