“Il festival è costato 15,7 milioni di euro e i ricavi pubblicitari netti sono stati 21 milioni di euro, che si sommano ai 700.000 euro d’incasso per la vendita dei biglietti del Teatro Ariston. Dunque il festival ha un saldo attivo di 6 milioni di euro“. Il direttore di Rai 1 Giancarlo Leone ha così tracciato il bilancio economico dell’edizione 2015 del Festival di Sanremo. Risultati, quindi, migliori delle previsioni visto che soltanto una settimana fa il risultato atteso dopo il pareggio del 2013 e il saldo positivo di 2 milioni del 2014, era di un attivo di 4 milioni di euro.

Nelle stime, invece, i costi che sono calati di circa 2 milioni rispetto al 2014 e di 4 sul 2013. Risparmio principalmente dovuto al taglio della convenzione con il Comune di Sanremo il cui costo è sceso da 7 a 5,5 milioni. Mentre il controvalore dei biglietti dell’Ariston venduti è leggermente aumentato (da 6 a 700mila euro) e i ricavi pubblicitari netti sono cresciuti di 1 milione sul 2014. Ben compensati da un’audience che secondo l’Auditel nelle prime quattro serate ha registrato la media più alta degli ultimi 10 anni, 10,5 milioni di spettatori con il 47% di share, che nella finale secondo i primi dati diffusi dalla Rai è salito al 54,21% con quasi 12 milioni di telespettatori. Il 2014 si era chiuso con una media di 8.756.000 spettatori, il 40,05% di share, mentre il 2013 con 11,942 milioni (47,97% di share medio).

“Che più di un italiano su due abbia visto il Festival di Sanremo, come dicono i dati Auditel, ci sembra difficile”, ha commentato Luca Borgomeo, presidente dell’Aiart, l’associazione di telespettatori cattolici, riferendo che “da una nostra indagine tra i nostri iscritti e le nostre sezioni, la manifestazione canora non ha poi avuto tutto questo successo”. Inoltre, accusa Borgomeo, “sul televoto, quest’anno è mancato il controllo degli utenti. Forse, si tende a giustificare una manifestazione che ha anche aspetti discutibili. Ad esempio continuiamo a ritenere che cinque giorni siano troppi per il Festival di Sanremo”.