Dal giorno del mio arrivo a Londra, continuavo a chiedermi quali fossero i gusti degli italiani trasferiti qui e quale, viceversa, fosse l’approccio degli inglesi verso la cucina italiana.

Dopo essermi accorta che il “fish and chips” è solo uno stereotipo e che in realtà quei posti, illuminati dalla tradizionale insegna, sono sempre i meno affollati dagli inglesi (i quali preferiscono fare la coda negli healthy-food) ho capito che, benché se ne dica, neanche gli inglesi mangiano “fish and chips”, almeno non tutti i giorni! Molto spesso infatti i londinesi, sempre indaffarati, preferiscono mangiare per pranzo un tramezzino (facciamo due) o una soup (rigorosamente davanti al computer) per poi concedersi una ricca cena fuori (o a casa) in tranquillità. Mi son poi concentrata sui gusti degli italiani, constatando che anche essi, assuefatti alla moda del mangiare fast, sono ormai molto simili agli inglesi e, per approfondire l’interessante questione culinaria, ho fatto un giro per gli innumerevoli ristoranti Italiani a Londra.

Alcune delle mie impressioni son state confermate da Brando, proprietario di un ristorante italiano a Wapping, al quale ho rivolto qualche domanda.

Brando, è difficile aprire un ristorante a Londra? Ma, soprattutto, cosa spinge un italiano come tanti?
Beh, è di gran lunga più facile qui a Londra che imbattersi nella burocrazia Italiana, legata a mille permessi, licenze e… persone da conoscere.
Credo sia doveroso operare nel rispetto delle leggi del mercato e della concorrenza ma anche il “fish and chips”, così come il Baccalà Romano, rispetta le regole eppure, in friggitrice, ci entra in maniera molto più economica e veloce. Ecco, esemplificando, ciò che mi ha spinto ad aprirlo qui.

Su cosa avete puntato per distinguervi dalla grande concorrenza?
Disegnare un ristorante “elegantemente rustico” ma con la certezza che il piatto servito fosse sempre di altissima qualità!
E poi, indubbiamente, l’acquisto di materia prima di importazione Italiana, lavorata quotidianamente con le più grandi tecniche di cucina moderna da esperti del settore.
Si sa no? Un radicchio trevigiano non è lontanamente paragonabile a quello trovato qui.

Qual è la vostra clientela?
La clientela rispecchia il melting pot londinese ed il 45% dei clienti appartiene alla high-middle class inglese, a seguire tanti francesi.
Tra le loro richieste più assurde c’è la “cacio e pepe” senza prodotti derivati da animali o la pasta alle vongole senza vongole ma con la sola acqua “verace” (richiesta di un vegetariano).

E gli italiani? Le loro pretese sono elevate?
Ho una buona parte di clienti italiani e servirli è sicuramente una continua sfida.
Sbagliare una ricetta nostrana ad un inglese abbassa il rischio (perché non se ne accorge) ma dall’italiano non si scappa!
Dunque, comparando le scelte culinarie italiane e quelle inglesi…

Cosa mangia un inglese e cosa sceglie un Italiano?
Direi che alla fine i due hanno, stranamente (e paradossalmente?!), gli stessi gusti ma i motivi della scelta son però ben diversi: l’inglese sceglie il piatto che non conosce ma di cui ama le materie prime, l’italiano, invece, sceglie quasi sempre un piatto che già conosce per confrontarlo e, naturalmente, per parlarne a tavola con i suoi commensali.

Complain versus complimento.
“Neanche a casa mangio così male!”. Ecco, sicuramente, la critica peggiore di un italiano!
Quanto al complimento vorrei menzionare quello di un ristoratore venuto a cena, che mi ha soprannominato “il presidente operaio” sintetizzando la voglia di noi ristoratori italiani di continuare ad offrire il meglio della cucina italiana all’estero. In entrambe i casi sono convinto che la cosa più importante sia non perdere mai il contatto con la genuinità della clientela perché è solo da questa che si apprende giorno dopo giorno.

di Flavia Zarba, giornalista freelance
(Per raccogliere le testimonianze degli italiani qui a Londra ho scelto il blog “lamialondra.over-blog.it“)