Sanremo è lo show dei record. Cominciamo dagli ascolti, solo apparentemente una buona notizia: l’inguardabile seconda serata è stata vista in media da dieci milioni di telespettatori, con il 41,67% di share. L’anno scorso la media della puntata del festival è stata di oltre 7 milioni e mezzo con il 33,95% di share. La terza serata delle cover supera il 49 per cento. La matematica non è un’opinione e dunque si giubila, l’atmosfera qui è da grandi occasioni. Su tutti, il  direttore di Rai1 Giancarlo Leone, che con viva e vibrante soddisfazione (l’imprinting quirinalizio non si può dire che gli manchi) annuncia che “la media delle prime due serate è la migliore degli ultimi dieci anni”. Aggrava la situazione il fatto che il pubblico è ringiovanito: la serata di ieri  ha registrato il 40,31% di share sul target 25/54 anni, con un incremento del 10,49% rispetto alla stessa serata dello scorso. I successi fanno volare gli entusiasmi: a gran voce s’invoca un Conti-bis. Lui nicchia – “mi prendo un mese e ricomincio con il mio tran tran” – Leone cautamente fa timide avance: “Ci prendiamo qualche settimana, poi vedremo. Certo non nascondo che sarei felice di vedere un altro Sanremo condotto da Carlo”. Se lui è un po’ sveglio non ci cascherà, perché il secondo mandato a Sanremo è più che un azzardo. Citofonare Fazio.

Altro record:  è il festival più futurista di sempre. Mercoledì la puntata era addirittura otto minuti in anticipo sulla scaletta, una cosa mai vista. Si va veloci veloci: la rapidità dev’essere l’idea autorale più gagliarda, insieme alla rievocazione di defunti. Edgar Lee Masters era un dilettante: sono stati ricordati praticamente tutti i morti dell’anno e del settore in generale, con epitaffi in musica e a passo di danza. Tanto che Luca e Paolo ci fanno un divertenssimo numero. Agli autori è da imputare anche l’intervista con playlist alla meravigliosa Charlize Theron (bellissima e strachic): peggio di Conti aveva fatto solo Elisabetta Canalis nel 2011 con Robert De Niro. Ma quel che si può perdonare a una valletta, non si perdona a un direttore artistico. Alla fiera delle banalità, oltre le canzoni, va in scena dallo spazio l’astronauta prezzemolina Samantha Cristoforetti: una replica in sedicesimi dell’ospitata a Che tempo che fa. Non molto originali anche i ripetuti pianti di Emma: principessa, commossa, emozionata.

Anche i comici hanno un loro personale primato: non aver fatto ridere nessuno. Siani ha portato un monologo da avanspettacolo di quarta e non pago ha fatto l’ormai celeberrima gaffe da manuale, prendendo in giro un ragazzino sovrappeso e facendo incazzare mezza Italia. Roba da terza elementare. La sera dopo, Angelo Pintus esordisce apostrofando i telespettatori con il cortese “vecchi babbioni”: i vostri figli mi adorano, anche se voi non mi conoscete. In molti – a giudicare dal gelo in platea e dai fischi in sala stampa – avrebbero preferito restare nell’ignoranza. Temi dell’intervento: com’è difficile alzarsi alla mattina, com’è noiosa la geografia, non parliamo delle lingue morte. Per fortuna oltre a Luca e Paolo (oltre alla mania del caro estinto hanno preso di mira numerose pecche Festival 2015: a Sanremo funziona prendere in giro Sanremo, da sempre), stasera vedremo Virginia Raffaele: è sperabile ma improbabile che non si sottragga e ci regali la sua strepitosa Boschi. Incomprensibile la scelta di Conti di tenere in scaletta prima gli inutili Boiler dell’unico raggio di sole della comicità sanremese, ovvero Rocco Tanica che purtroppo va in onda alla fine di tutto. E’ intelligente, dissacrante, leggero: forse lo iato con il resto dello spettacolo è troppo marcato, quindi lo relegano a notte fonda. Il glamour non esiste più: le grandi signore di Sanremo sono scomparse, solo la bella Rocio sfoggia abiti degni di un evento – quale dovrebbe essere il Festival. Le altre due sono conciate da fiera di paese e non suppliscono con fascino, simpatia o disinvoltura. Il guaio è che davvero cercano di spacciarci tutto questo come “normalizzazione”.

Ultima vetta da segnalare, il trash. Prima di raccontare a milioni di spettatori che le fa male il ginocchio, in conferenza stampa Arisa ritiene di doverci dare un’imprescindibile informazione: ebbene sì, è vero, lei ha le mestruazioni. E no, non finisce qui. Carlo Conti prova a rimediare con una battuta, si gira e le dice: “Bé, sei venuta sul palco con il ciclo (la bici per Nibali, ndr)”. Lei: “Ma che male c’è? Tutti facciamo la cacca”. In puntata racconta di prescrizioni mediche e anestetici, molto imbambolata. Incommentabile, tanto che le agenzie si rifiutano di battere le dichiarazioni.

@silviatruzzi1

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