Dal 5 febbraio è arrivata in Italia la nuova fatica di Andy e Lana Wachowski. I creatori di ‘Matrix’ tornano alla fantascienza più estrema in un caleidoscopio di effetti speciali. Tanto spettacolo in 3D, ma stavolta lo sviluppo del plot non regala grandi emozioni

La galassia è lontana lontana, ma in questo caso è lei a venire qui da noi. Mila Kunis veste i panni casual di Jupiter, una ragazza di origine russa che come una Cinderella dei nostri giorni è l’addetta ai bagni nell’impresa di pulizie dei suoi familiari. Strano caso, il suo Dna è la fotocopia di quello di un’antica regina aliena che fece impiantare sulla Terra la razza umana, e ora i suoi tre figli affaristi si contendono sia il pianeta, che la “reincarnata” per riucciderla. L’unico giunto a difesa della nostra sarà un Channing Tatum dalle orecchie a punta e gli stivali volanti. Un umano potenziato dai geni di un cane potrà salvare la protagonista dalle mire di un Eddie Redmayne in versione despota sanguinario spaziale?

Raccontato così il plot non è molto credibile. Invece il punto di partenza per un’avventura siderale con tanto di civiltà superiore che coltiva e miete interi mondi per trarne il nettare della giovinezza era una bella sfida. E si poteva vincere. Andy e Lana Wachowski hanno scritto un discreto soggetto con questo Jupiter – Il destino dell’universo, ma lo sviluppo s’inalbera tra passaggi narrativi un po’ sgangherati e dialoghi non all’altezza delle due penne che hanno dato vita a Matrix e V per Vendetta. Il lavoro di effettistica è straordinario. Flotte di astronavi dai dettagli curatissimi, firmamenti multicolor, mostri di qualsiasi genere e scene di un barocco estremo sono l’espressione di quegli oltre 170 milioni di dollari investiti inizialmente per il progetto (secondo Variety), e rimpolpati da altri 100 per il marketing. Con uno slittamento nell’uscita dal luglio 2014 all’attuale febbraio. A proposito, negli States è uscito il 6, per una volta dopo di noi.

Le quantità ci sono tutte, forse troppe, anche nell’action e nel minutaggio che supera le due ore con inseguimenti terrestri e non, aerei o meno, esplosioni e mondi vari in subbuglio. Ma la regia, o meglio la cura estetica del quadro che i registi ci hanno insegnato ad amare, latitano (tranne che nelle rare e belle eccezioni di certi totali). Tanto da far spazio a un marasma di roba visiva di splendida fattura tecnica sì, ma disordinata, eccessiva e senza i giusti raccordi. Redmayne lo vedremo alla Notte delle Stelle con la sua corsa all’Oscar come Migliore attore protagonista, ma qui è stretto nel cliché di capriccioso e malvagio efebo a caccia della principessa Kunis. E ricorda tanto il Ra di Stargate. Per fortuna c’è un breve e piacevole cameo di Terry Gilliam. Quasi insospettabile nei panni di un vecchio burocrate pasticcione stellare, il regista prestato ai Wachowski come attore prepara i documenti Reali per la ragazza sballottata tra un teletrasporto guerrafondaio e l’altro.

Ma poi che evoluzione avranno avuto mai questi alieni dominatori, se la burocrazia resta così farraginosa anche da loro? Forse l’ironia che si è provata a istillare nella pellicola non ha avuto effetti da Guardiani della Galassia. D’accordo, quello è già un cult. Ma la curiosità sulla reazione dei giovani – cioè il target principale del progetto – a una ferita sugli addominali di Tatum tamponata con un assorbente, e al flirt umano e pseudocanino presente anche nel trailer (che fanno sorridere più che per il film, del film) è tanta. Saranno probabilmente loro i veri giudici di questo lavoro tutto dollari ed effetti speciali targato Warner Bros.