Faranno gli stessi avanzamenti di carriera dei più anziani che li hanno preceduti, ma il risultato al termine della loro esperienza lavorativa, in termini economici, sarà molto diverso. E se già oggi il 40 per cento dei lavoratori dipendenti di 25-34 anni ha una retribuzione netta media mensile fino a mille euro, a fine carriera riscuoterà molto meno. In molti, infatti, si troveranno ad avere dalla pensione un reddito più basso di quello che avevano agli esordi sul mercato del lavoro, inferiore a mille euro.

E secondo ‘L’eccellenza sostenibile nel nuovo welfare. Modelli di risposta top standard ai bisogni delle persone non autosufficienti‘, la ricerca realizzata dal Censis in collaborazione con Fondazione Generali, la previsione riguarda i più ‘fortunati’, cioè i 3,4 milioni di giovani oggi ben inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard. Poi ci sono 890mila giovani, nella stessa fascia d’età, autonomi o con contratti di collaborazione e quasi 2,3 milioni di Neet, che non studiano né lavorano. Se continua così, sottolinea il Censis, i giovani precari di oggi diventeranno gli anziani poveri di domani.

Cifre e previsioni che confermano le preoccupazioni dell’ex presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua, che il 6 ottobre 2010 aveva dichiarato al convegno dell’Ania e Consumatori: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”. Perché i contributi che versano oggi non sono il loro “tesoretto” per il futuro. Al contrario, consentono di liquidare oggi le pensioni delle generazioni più anziane.

Dallo studio emerge inoltre che il 53% dei millennials (i giovani di 18-34 anni) ritiene che la loro pensione arriverà al massimo al 50% del reddito da lavoro. Dipenderà dalla capacità che avranno di versare contributi presto e con continuità. Ma il 61% dei millennials ha avuto finora una contribuzione pensionistica intermittente, perché sono rimasti spesso senza lavoro o perché hanno lavorato in nero. Per avere pensioni migliori, l’unica soluzione è lavorare fino ad età avanzata, allo sfinimento, si sottolinea.

Ma il mercato del lavoro lo consentirà? Intanto l’occupazione dei giovani è crollata. Il Censis evidenzia che siamo passati dal 69,8% di giovani di 25-34 anni occupati nel 2004, pari a 6 milioni, al 59,1% nel 2014 (primi tre trimestri), pari a 4,2 milioni. In dieci anni, ci sono stati 1,8 milioni di occupati in meno tra i giovani, con un crollo di 10,7 punti percentuali. Una perdita di occupazione giovanile che, tradotta in costo sociale, è stata pari a 120 miliardi di euro, cioè un valore pari al Pil di tre Paesi europei come Lussemburgo, Croazia e Lituania messi insieme.