Quante ore ti alleni ogni giorno? Il ciclismo è uno sport duro, molto duro e cosa pensi durante le tappe? Carlo Conti, direttamente da un altro pianeta, conduce il festival della banalità nei quattro minuti scarsi in cui Vincenzo Nibali ha calcato il palco di Sanremo. Il siciliano, vincitore del Tour de France è stato invitato nell’ambito della sezione “Tutti cantano Sanremo” e poco prima di lui anche Javier Zanetti ha avuto i suoi 4 minuti di “gloria”. Ecco il punto è proprio questo, campioni già celebrati, come si deve e nei luoghi adatti, fanno vetrina al Festival della Canzone Italiana col pretesto di lanciare un evento o ricordare qualcosa. Zanetti, da ambasciatore Expo, ha anticipato un’amichevole benefica che nell’ambito dell’evento milanese raccoglierà fondi per alcune onlus. Il “capitano” ha anche accennato una canzone di un grande interista come Roberto Vecchioni, che vinse a Sanremo dopo il triplete nerazzurro. Nibali non è potuto andare in fuga da Carlo Conti anche perché la bici ha fatto la sua comparsa solo dopo che il conduttore ha salutato, forse frettolosamente, il campione. Comprendiamo il bisogno di lanciare il Giro d’Italia che parte il 9 maggio proprio dalla città dei fiori e farlo con il corridore italiano del momento era quasi d’obbligo. Peccato non aver considerato il fatto che Nibali al Giro non ci va e Conti glielo chiede lo stesso ma poi il gregario della tv ricorda l’importanza dei gregari che lavorano per il capitano. Un auto-celebrazione? Mostrare qualcuna delle sue vittorie era troppo difficile? Comunque resta lodevole la scelta di citare “Pensa”, canzone di Fabrizio Moro che si impose fra i giovani nel 2007 e che conteneva una denuncia contro la mafia e un ricordo per i giudici Falcone e Borsellino. Per il resto, il buon Nibali sembrava uno “squalo” fuor d’acqua che ha il merito di aver compreso che una passerella televisiva da 11 milioni di telespettatori non l’avrebbe nemmeno se vincesse Giro, Tour e Mondiale nello stesso anno. Il campione dunque sfrutta la scia del Festival ma ciò che è da analizzare è il contrario, perché il Festival ha bisogno dei campioni dello sport?

Il binomio canzoni-campioni è diventato un classico soprattutto negli anni 2000 ma il primo e unico caso di sportivo cantante della storia del Festival si realizzò nel 1982 quando Marco Lucchinelli, pilota vincitore del campionato del mondo nel 1981 nella classe 500 su Suzuki, canta “Stella Fortuna”. Seppur fuori gara Marco Lucchinelli esibì sul palco una capacità canora sviluppatasi parallelamente alle gare e alle “curve pericolose” della sua vita. Il Lucchinelli cantante produsse anche quattro 45 giri, il pilota si ritirò nel 1989. Anni di canzoni e ospiti musicali si susseguirono senza sosta finché sull’Ariston fu sganciata “la bomba”: era il 1988 e la gara canora fu interrotta per lasciare spazio alla seconda manche dello slalom speciale di Calgary. Alberto Tomba vinse la seconda medaglia d’oro di quell’edizione dei Giochi dopo una prima manche conclusa al terzo posto e la rimonta nella seconda grazie alla quale arrivò con sei centesimi di vantaggio sul secondo. Lo sciatore bolognese era entrato nelle case e nei cuori di circa 15 milioni di italiani. Così forse Sanremo scoprì lo sport come stampella per uno show musicale che per diventare ancora più nazional popolare aveva bisogno dei campioni o presunti tali. Passarono oltre 10 anni e ci volle l’avvento alla conduzione di Fabio Fazio (1999) che, reduce da “Quelli che il calcio”, chiamò sul palco come ospiti Roberto Mancini, Alessandro Del Piero e Gustav Thöni. Per arrivare al tema cardine del campione che lancia un messaggio positivo bisogna andare al 2003 quando fu Valentino Rossi ad aprire la seconda serata. Il campione di motociclismo entrò da solo sul palco dell’Ariston con il casco sulla testa e dopo esserselo sfilato presentò il conduttore: “Signore e signori Pippo Baudo”. Un appello alla prudenza sulle strade, un casco in regalo a Pippo con il quale ha simulato una partenza in moto e via. Nel 2005 l’ospite sportivo scatenò polemiche e critiche. Bonolis “sfidò” sul palco Mike Tyson a suon di sudore che scorreva a litri mentre la sfida del cachet Paolo la vinse solo alla distanza visto che per quei pochi minuti di imbarazzante intervista, l’ex pugile pare abbia incassato 90 mila euro. Nulla a confronto dei 150mila che sembra abbia intascato Antonio Cassano per parlare con la mano davanti alla bocca con la conduttrice dell’edizione del 2010, Antonella Clerici. Il barese era fuori squadra alla Samp e con i Mondiali sudafricani alle porte sperava forse di fare breccia nel cuore di Marcello Lippi oltre che in quello della futura moglie Carolina Marcialis. Anche il c.t azzurro prese parte a quel festival affiancando sul palco il trio Pupo- Emanuele Filiberto – Luca Canonici che con “Italia Amore Mio” speravano di portare bene a Lippi e alla nazionale. Sorvoliamo.

Benaugurante invece fu il “po po po” premonitore di Francesco Totti, seduto in prima fila a teatro in ciabatte perché infortunato mentre Ilary Blasi conduceva l’edizione del 2006 con Panariello. Fu la stessa edizione del doveroso omaggio ai medagliati delle Olimpiadi invernali di Torino, della Nazionale di Curling che cantò “Bella” e dell’intervista al wrestler John Cena invitato più come rapper che come sportivo ma interrogato da Panariello, tra una gag e l’altra, solo sul fenomeno sport entertainment che rappresenta il wrestling.

Morandi nel 2011 pescò in platea Fernando Alonso che sosteneva la moglie Raquel del Rosario che cantava con Luca Barbarossa. Gianni augurò a Fernando vittorie e felicità, le vittorie in Ferrari sono sfumate per poco mentre con la moglie si separarono alla fine di quell’anno. Sempre “il ragazzo di Monghidoro” accolse Federica Pellegrini prima delle Olimpiadi di Londra e se qualcuno è scaramantico ha già capito cosa si potrebbe insinuare. Attenzione, Vieri e Delvecchio, ospiti per promuovere Ballando con le Stelle, erano ex calciatori prima di conoscere Morandi. L’invenzione del ruolo di “proclamatori” ha portato nelle edizioni 2013 e 2014, condotte da Fazio, tantissimi atleti: Flavia Pennetta, Vincenzo Montella, Stefano Tempesti, Max Biaggi, Jessica Rossi, la squadra di fioretto femminile, Felix Baumgartner, Angelo Ogbonna, Martin Castrogiovanni e poi Tania Cagnotto e Francesca Dallapé, Amaurys Pérez, Armin Zoeggler (reduce dalla medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Sochi), Veronica Angeloni e Clemente Russo. Toccata e fuga per tutti o quasi però nel 2013, a mio parere, si è toccato il punto più alto del binomio sport-festival dopo quello perfetto di Alberto Tomba. Roberto Baggio sale sul palco per leggere una lettera rivolta ai giovani: parlò di passione, gioia, coraggio, successo e sacrificio. Con l’umiltà e la classe di sempre si rivolgeva ai suoi figli ma a tutti i figli d’Italia che ascoltano i consigli di uno che ce l’ha fatta ma che sa che “Gli eroi quotidiani sono quelli che danno sempre il massimo nella vita”. Da questo punto di osservazione, altissimo, aspetto di capire la funzione educativa dell’invito di stasera. Cosa trasmetterà un indagato per frode sportiva a chi segue il festival? A Sanremo l’attuale C.T. della Nazionale Italiana Antonio Conte, poteva evitare di andarci per evitare imbarazzi. Ah già dimenticavo, il gregario Carlo Conti si trasformerà prontamente in assist-man per il più facile dei gol. Solo domande comode grazie!