Morire in ambulanza, dopo poche ore, in una corsa tra Catania e Ragusa che probabilmente non doveva neppure iniziare. Lo spiega il dottor Paolo Silvani, responsabile della Terapia intensiva neonatale del San Raffaele di Milano. “Non voglio entrare nel merito dell’episodio, esistono probabilmente sfumature che neanche conosciamo. Ma indica la destrutturazione della sanità italiana. Succede nel terzo mondo, non altrove”.

Ha detto così: terzo mondo?
Certo. Me ne prendo ogni responsabilità. In un Paese civile non accade. E comunque, il neonato doveva fare un passaggio dall’ospedale di Catania. E questo è un passaggio che non mi pare che ci sia stato.

Tecnicamente, in casi come questi, come vi comportate?
Il parto può avvenire in un’abitazione, in una casa di cura, come il caso in questione, o in ospedale. I presenza di problemi il neonato viene visto all’interno di un reparto d’emergenza neonatale. E solo a quel punto viene stabilito se sia in grado di essere spostato in un’altra struttura. Questo passaggio non c’è stato: dalla casa di cura si è passati all’ospedale più vicino.

Ma un ospedale può rispondere che non ha posto?
Da un punto di vista tecnico accade. Ma io, Paolo Silvani, se vedo una persona morire di sete cerco un bicchiere d’acqua. Mi sembra il minimo. Il resto lo stabilirà la magistratura, anche in base alle regole che vengono imposte dalle Asl siciliane. Da noi, in Lombardia, se un neonate che nasce a Magenta e ha problemi viene portato in una struttura più grande, non il contrario. È qui la distorsione. E il posto si trova.

Perché parla di destrutturazione del sistema sanitario?
Perché è così. Noi medici siamo mortificati, perché manca il personale infermieristico, mancano i posti letto, chi è specializzato come me nella rianimazione ha poche soddisfazioni a livello professionale. Per non parlare dei soldi.

Dice che guadagnate poco?
Semplicemente che se voglio mettere da parte due soldi mi conviene andare a rifare i nasi e non salvare la vita a qualcuno. Guadagnerei trenta volte di più.

È un caso, quello siciliano, o un sistema da rivedere?
Mi auguro che sia un caso, ma se il meccanismo s’inceppa in un passaggio molto semplice è ovvio che ci sia una colpa del sistema. Il parto ha una medicalizzazione alta e un livello di complicanza molto basso. Ma non si può essere sprovveduti di fronte a un’emergenza. Non doveva accadere, molto probabile che l’evento straordinario si ripeta. Senza puntare il dito contro nessuno.