nicola rao trilogia della celticaMi sono interessato ai Nar e allo spontaneismo armato diversi anni mentre scrivevo Nero ferrarese, il primo romanzo della saga di Pietro Malatesta, sbirro anarchico. All’epoca il testo che consultai in modo famelico fu A mano armata. Vita violenta di Giusva Fioravanti di Giovanni Bianconi. Recentemente per imbastire una nuova storia incentrata sulla morte di Alessandro Alibrandi mi sono imbattuto in Trilogia della celtica. La vera storia del neofascismo italiano: La fiamma e la celtica-Il sangue e la celtica-Il piombo e la celtica di Nicola Rao (pubblicato da Sperling e Kupfer Editori). Si tratta di un libro monumentale (più di 1050 pagine) scritto in modo avvincente che, nonostante la mole, si legge con gusto grazie a uno stile asciutto, dinamico e coinvolgente. Un saggio che ha la capacità di trasportare il lettore come sono soliti fare i buoni romanzi noir, i polar di Jean-Patrick Manchette o le vicende criminali della Roma di Giancarlo De Cataldo o della Milano di Giorgio Scerbanenco.

Trilogia della celtica raccoglie in un unico volume, con aggiornamenti e nuovo materiale, i tre libri di Nicola Rao dedicati al neofascismo italiano: La fiamma e la celtica, Il sangue e la celtica, Il piombo e la celtica. Un’indagine capillare, condotta sulla base di fonti di prima mano e spesso inedite, sulla galassia nera, nelle sue varie sfaccettature. Il racconto politico del neofascismo si giustappone alla storia in armi degli anni Sessanta e Settanta: dalla stagione dell’eversione e dello stragismo allo spontaneismo armato, segnato soprattutto dalla parabola dei Nar di Valerio Fioravanti. Ne emerge un ritratto in movimento, animato da personaggi e storie, che prende le mosse dalla cronaca – anche, ma solo all’apparenza, minima – per toccare punti nevralgici e irrisolti della storia d’Italia. Trilogia della celtica è un’immersione in apnea nel profondo nero: una narrazione costruita con le voci del nostro passato per capire il presente.

Ne La fiamma e la celtica tutto inizia dalla fine: Il 30 marzo 2006 per le strade dell’Eur un’auto investe, uccidendolo, un uomo a bordo di uno scooter. Quell’uomo è Peppe Dimitri. La notizia sembra passare quasi inosservata, ma il suo funerale, due giorni dopo, richiama una folla di ministri, parlamentari, ex terroristi, giovani militanti, ultrà da stadio e gente comune, riuniti per salutare quello che, per molti, e il simbolo di un’idea: mantenere in vita il fascismo dopo la fine del regime. Nicola Rao ha ascoltato decine di testimoni, raccolto le voci dei protagonisti, per ricostruire la storia completa di questa idea, sorta dalle ceneri del dopoguerra e sopravvissuta alla “svolta di Fiuggi”.

Il sangue e la celtica è la storia della vendetta di piazzale Loreto. La storia del neofascismo armato comincia così, con la missione (fallita) per uccidere l’assassino del duce. Dall’immediato dopoguerra fino agli anni Settanta si affacceranno nuove generazioni di estremisti, si assisterà a scissioni, deviazioni, processi e regolamenti di conti. A destra non c’è una rivoluzione da preparare, ma presto, per centinaia di militanti, la violenza diventerà l’unica via praticabile. Violenza d’attacco per costruire un nuovo ordine attraverso il caos (e forse qualcosa di più tragico), e di difesa, per garantirsi il diritto a esistere. L’autore ha ricostruito misteri e retroscena del terrorismo nero, consultando migliaia di carte processuali, articoli dell’epoca e libri. Ma soprattutto ha ascoltato decine di testimoni e protagonisti, raccogliendo rivelazioni inedite, spesso clamorose, sulle stragi e sui tentati golpe. È un viaggio nel profondo della galassia nera che nessuno aveva tentato prima. Parafrasando le parole del fotografo Robert Capa: non esistono storie belle o brutte, ci sono soltanto storie raccontate da più o meno vicino.

Il Piombo e la celtica, delle tre parti del libro forse quella più nelle mie corde, si sviluppa da metà degli anni Settanta, dalla morte di Mikis Mantakas, lo studente ucciso dopo una giornata di guerriglia metropolitana, che sarà l’innesco di una spirale di violenza che sembra inarrestabile. Vittime e assassini sono giovanissimi, mossi da motivazioni ideologico-politiche, mescolate spesso con l’istinto criminale. Dalle macerie nasce un’ondata di terrorismo animato da un furore omicida scambiato per ansia di liberazione. Da parte nera si teorizza e si mette in pratica lo spontaneismo armato, che ha nei Nar di Fioravanti l’avanguardia più aggressiva e non pochi punti di contatto – nella strategia e negli obiettivi da colpire con il terrorismo di estrema sinistra. I giovani e carismatici “capi” esercitano un fascino torbido e la guerra di strada diventa una sorta di rito di iniziazione per una generazione di ragazzi, bruciata – con il senno di oggi – senza un perché. l’ultimo atto della Trilogia della celtica, si addentra negli antri più oscuri degli anni Settanta e Ottanta, dando la parola alle vittime, ai testimoni, alle forze dell’ordine e persino agli agenti dei servizi: a tutti i protagonisti di quella che passerà alla storia come una lunga, epica e folle avventura criminale.