Hanno vinto i doppi sensi di Rocco Siffredi. La recentissima storia della televisione italiana mi spingerebbe a dire così. Ma purtroppo Rocco Siffredi, ieri, non è transitato dalle parti dell’Ariston di Sanremo, e gli unici doppi sensi che ci è toccato sorbire sono stati quelli di Alessandro Siani che nel giro di pochi secondi ha fatto contenti obesi, pelati e tutta una serie di altre tipologie di persone, salvo poi far postare sui social foto di lui di fianco a un ragazzino sovrappeso.

Lo so, la sto tirando per le lunghe, quando in realtà un argomento da affrontare (mi guarderò bene dal dire “affrontare di petto”, giuro) c’è: le vallette di Sanremo 2015.
Quando hanno cominciato a circolare i nomi delle tre vallette del Festival, va detto un po’ come tutti gli anni da che il Festival e le vallette esistono, c’è stato subito quel tipico brusio di fondo fatto di “perché?”, “ma come?”, ah però!” che sottintende, in qualche modo, che le scelte del direttore artistico di turno in fondo non sono state così sbagliate. Brusii di fondo che, in genere, tornano a farsi sentire in maniera più pesante nel momento in cui le vallette di cui sopra appaiono sul palco, con l’aggiunta di commenti riguardo la spigliatezza, le battute che gli autori hanno scritto per loro, il confronto/scontro, gli abiti. Così è anche quest’anno, con l’aggiunta che, in questo Carlo Conti l’ha vista lunga, due terzi delle vallette in questione, perché magari non ve ne siete accorti ma le vallette erano tre, è costituito da cantanti sanremesi fino all’osso, Emma e Arisa. Osso. Segnatevi questa parola. Terza del consesso tal Rocio, che ci era stata venduta, diciamolo senza ipocrisie, come quella bòna del gruppo, perché anche l’occhio vuole la sua parte.

Ora, tutto quanto detto sopra è in qualche modo accaduto. Emma e Arisa sono salite sul palco, ci hanno mostrato vestiti piuttosto imbarazzanti, hanno dimostrato di non saper spiccicare una parola, hanno spinto anche il meno populista tra gli spettatori a postare una battuta sui social sullo spreco dei soldi dei contribuenti in riferimento allo stipendio dei loro autori, poi è arrivata Rocio, che ha dimostrato la vecchia tesi che vuole le ragazze particolarmente belle anche particolarmente stupide, e a dirla tutta non è stata neanche così particolarmente bella, ma dico forse questo obnubilato dal fastidio per la reiterazione delle battute sui gamberoni in spagnolo (unico momento in cui, volendo, tirare in ballo Rocco Siffredi potrebbe aver senso). Tutti, credo e spero, si saranno chiesti del perché due cantanti a loro modo di successo abbiano deciso di bruciare tutto quanto fatto fin qui andando a fare questa misera figura su un palco che in qualche modo era stato importante per loro, visto che entrambe hanno vinto il Festival, va detto anche questo, con due canzoni che ci auguriamo non supererà l’incedere del tempo, e ce lo auguriamo per noi ma anche per loro. Perché? Ci siamo chiesti. E non abbiamo saputo rispondere, perché la loro legnosità è stata la medesima di una Anna Falchi o di una Letitia Casta. Tutte domande e brusii che, alziamo le mani in segno di resa, attestano che Carlo Conti ha vinto, ha azzeccato l’abbinata, mettendo poi lì Rocio perché una che sapesse indossare un vestito, magari, non avrebbe offeso nessuno, e perché magari Raul Bova, il di lei fidanzato, a breve farà una fiction Rai.

Tutte parole lecite.
Ma la verità vera, quella con la quale dobbiamo fare tutti i conti è altra. Questa. La sola cosa interessante vista ieri su quel palco. La sola gara realmente andata in scena. Il solo motivo per cui, poi, alla fine, stasera tutti torneranno a guardare il Festival anche in assenza di canzoni, di interpreti, di ospiti, di spettacolo, è la competizione tra le scollature di Emma e Arisa, anzi, in ordine cronologico, tra Arisa e Emma. La prima ha sfoderato il primo colpo, scendendo con un vestito non esattamente azzeccato, senza reggiseno, con la sua quinta che la faceva muovere più goffamente del solito e dava una nuova definizione alla parola mammella. La salentina ha risposto al secondo cambio, con una scollatura generosa, capace di mettere la lucana in un angolo. Rocio, spiace dirlo, non prevenuto (non è lei che ieri abbiamo associato alla parola spagnola, credo si possa dire ufficialmente). Tutto il resto è stato rumore di fondo. Del resto Sanremo è il luogo delle rime baciate, si sa, e vallette fa rima solo con tette.

Ps: Non ho parlato dei brani, direte voi, ma l’ho fatto su Twitter, e se proprio non potete fare a meno di leggervi le mie perle di saggezza lì le trovate. Una sola notazione, ieri si è celebrata la reunion del secolo, quella tra Al Bano e Romina Power, ci è stato detto, parola più parola meno. Ecco, il resto del mondo si aspetta quella dei Led Zeppelin, o al massimo di Rem o Blur, e noi godiamo nel rivedere sullo stesso palco gli ex coniugi Carrisi che cantano Cara terra mia e Felicità. Io quando l’ho realizzato, in omaggio a 50 sfumature di grigio, a giorni al cinema, mi sono attaccato i cavi della batteria della macchina ai capezzoli, ma non ho sofferto abbastanza.

Ps2: Siccome è noto che tifo Nesli, l’ho dichiarato sin da subito, da oggi e per tutto il Festival inauguro una sorta di sms-cronaca del nostro. Ogni giorno mi manderà un sms con sue impressioni. Ecco il primo:

Ciao Michele!!! Qui tutto bene, a raccontarlo non ci si crede :-) è una centrifuga di emozioni, di impegni, interviste, foto. Ha il sapore della favola e di un’avventura folle, mi piace. Questo per me è un modo per misurarmi come artista e come uomo e guardare il coraggio dritto negli occhi!!! Passo e chiudo. Nesli

In bocca al lupo, compaesano.