Salvini ha quasi tutto per piacere a Berlusconi: è giovane, prestante, lombardo, di destra (anche se qualche trascorso nei comunisti padani) non disprezza le battute, è soprattutto milanista, un anti-Renzi meno democristiano.

A contare però i fattori fondamentali sono due: essere milanista e puntare a diventare sindaco di Milano. Ipotesi non così peregrina, in una città che fatica a capirsi con Pisapia, ottimo avvocato, ma debole leader di una coalizione arruffata e litigiosa, che non perde occasione per fare brutte figure, come quella sul ricorso alla decurtazione del 10% del proprio vitalizio da parte di un suo assessore, ex consigliere regionale. Pisapia ce la farà a portare a casa l’Expo, ma forse questo non basterà. In ballo ci sono ancora tanti affari che si fatica a strappare alle mafie.

Il dopo Expo, potrebbe voler dire un nuovo stadio per il Milan, che sapientemente la società rossonera avrebbe pensato di edificare in una zona che fa parte ormai del centro cittadino: l’Ex Portello. Stadio, ma soprattutto, immobili: il bello del mattone.

Dopo Milano2 e 3, il San Raffaele, verrebbe il momento di alcuni nuovi milioni di metri cubi di cemento. Un ritorno alle origini per chi ha costruito le proprie fortune a forza di palazzi, con soldi di ogni provenienza, costruendo poi la propria fortuna politica a partire dal Milan.

Così molto banalmente si può spiegare questa nuova grande alleanza, nata in curva e in tribuna d’onore, all’ombra del diavolo e della calce. Lega e quel che resta di Forza Italia. La Lega a Milano non ha mai avuto grandi successi, tranne una volta con Formentini, ma allora chiunque non appartenesse al vecchio establishment legato alla sinistra sarebbe stato eletto. A bocce ferme Salvini potrebbe farcela.

San Siro2, non sarà il Nazareno, ma pur sempre di santo si tratta e poi Pisapia è interista e ancora indeciso se ricandidarsi.