Sulle regole per arginare il dilagante fenomeno dei lobbisti in Parlamento è guerra ai vertici di Montecitorio. In attesa che venga trasformata in legge una delle 11 proposte depositate dal 2013 ad oggi per rendere trasparente l’attività delle lobby nel Palazzo, tutte al momento ferme nelle varie commissioni parlamentari , la vicepresidente della Camera dei deputati Marina Sereni (Pd) propone insieme a 30 colleghi di partito una modifica del regolamento di Montecitorio  che disciplini il rapporto fra i deputati e i cosiddetti “rappresentanti di interessi”. Incontrando però la dura replica del Movimento 5 Stelle (M5S).

Nel testo del documento, infatti, non mancano le criticità. In sostanza la proposta prevede di inserire nel regolamento due articoli (67-bis e il 67-ter), grazie ai quali i dem ipotizzano la creazione di un apposito “Registro pubblico” dei lobbisti istituito presso l’Ufficio di presidenza di Montecitorio, “articolato in sezioni distinte per categorie di interessi”. Nelle intenzioni, inoltre, questi “portatori di interessi” dovranno rispettare un codice deontologico adottato dallo stesso Ufficio, che “stabilisce i diritti e i doveri derivanti dall’iscrizione al Registro”. Fra cui “un obbligo annuale di presentare una relazione sull’attività svolta”. Per coloro che non rispetteranno il regolamento saranno previste sanzioni: si va dalla censura alla sospensione fino alla radiazione (per i casi più gravi).

La proposta prevede anche la possibilità per gli ex deputati di iscriversi al registro ma solo due anni dopo la cessazione del mandato. L’idea presenta però qualche punto debole visto che, come denunciato a ilfattoquotidiano.it dalla senatrice del Pd Laura Puppato, oggi molti ex parlamentari svolgono “un’attività di lobbying tanto sfacciata quanto illegittima”. Sul punto la vicepresidente Sereni spiega: “Non facciamo gli ipocriti. Se vietassimo l’attività di lobbying agli ex parlamentari nel Palazzo questi potrebbero tranquillamente svolgerla all’esterno”. In più, il secondo comma dell’art. 67-bis prevede “l’esclusione dall’obbligo di iscrizione per determinate categorie di soggetti in ragione della rilevanza istituzionale dell’ente per conto del quale svolgono attività”. “Il nostro obiettivo – aggiunge l’esponente dem – è quello di rendere identificabili, attraverso un badge, i portatori di interessi. Le categorie escluse dal registro saranno quelle già riconosciute dalla Costituzione come, per esempio, i sindacati. Per tutti, comunque, verranno previste anche sanzioni pecuniarie in caso di violazione delle norme”.

“Si tratta di una delle tante proposte formulate da Forza Italia e Pd per mettere a posto la propria coscienza, ma che non risolvono il problema”, attacca l’altro vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (Movimento 5 Stelle). “Un anno fa – spiega Di Maio – il M5S ha chiesto e ottenuto dalla presidente Laura Boldrini la creazione di un gruppo di lavoro che avrebbe dovuto riunire il comitato per la sicurezza e quello per la comunicazione e l’informazione esterna. Lo scopo era di audire le associazioni che si occupano di trasparenza e lotta al lobbismo selvaggio in Europa. Gruppo però mai convocato dai delegati, i vicepresidenti di Montecitorio Roberto Giachetti e Simone Baldelli”. I pentastellati chiedono, sostanzialmente, di creare un “recinto” che limiti l’azione dei lobbisti più un registro su cui annotare le loro entrate, le uscite e gli incontri con i parlamentari. “Durante il percorso di approvazione dello Sblocca-Italia siamo riusciti a fare in modo che fuori dalla commissione Bilancio non ci fossero persone pronte ad influenzare le decisioni dei suoi componenti. Ma non basta. C’è assolutamente bisogno di un regolamento più stringente”, conclude Di Maio.

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