Per la prima volta, dal 2002, un presidente americano chiede al Congresso nuovi poteri di guerra. E’ quello che succede in queste ore a Washington, con la richiesta che Barack Obama rivolge al Congresso Usa di autorizzare l’uso della forza contro l’Isis. Non è ancora del tutto definito quello che il presidente domanderà a deputati e senatori, anche se tra le opzioni prese in considerazione sembra esserci la possibilità di un allargamento dell’intervento militare in Iraq. Le richieste di Obama saranno comunque con ogni probabilità oggetto di discussione e anche polemiche. Il testo che verrà approvato è destinato infatti a condizionare la politica militare americana per i prossimi anni. Soprattutto, l’autorizzazione potrebbe essere il preludio all’invio di truppe di terra contro l’Isis.

Barack Obama ha iniziato la guerra contro l’Isis senza passare preventivamente dal Congresso. La decisione è stata duramente criticata da alcuni settori dei democratici più progressisti e dei repubblicani libertarian, oltre che da diversi costituzionalisti e gruppi per i diritti umani. L’obiezione è stata che il presidente non può mettere a repentaglio vite americane in un nuovo intervento militare senza chiedere il via libera di deputati e senatori. La Casa Bianca ha sempre replicato facendo notare che l’autorizzazione c’era già. E’ quella concessa a George W. Bush nel lontano 2002, quando l’allora presidente domandò poteri di guerra dopo la catastrofe dell’11 settembre.

Dopo di allora, più nulla. Il Congresso in 13 anni non ha mai avuto l’occasione di dichiararsi sulla possibilità di mandare truppe americane a combattere all’estero. Un vuoto che, a dire il vero, gran parte dei politici americani non ha mai rivendicato con particolare energia. Il voto del 2002 è infatti fonte di pessime memorie per molti. Decine di congressmen che dissero sì alle disastrose operazioni militari di Bush, in particolare quella in Iraq fondata sulla falsa premessa delle “armi di distruzione di massa”, non sono stati rieletti nel 2006 e nel 2008. Lo stesso Barack Obama, che nel 2002 non era al Congresso, usò il voto positivo all’intervento militare in Iraq per attaccare e mettere alle corde i suoi rivali democratici durante la campagna presidenziale del 2008.

Ora, 13 anni dopo, le parti si sono ribaltate, ed è proprio il presidente salito alla Casa Bianca con una forte piattaforma di rigetto della guerra a chiedere al Congresso poteri di guerra. L’autorizzazione, che verrà considerata e rivista da deputati e senatori, dovrebbe durare almeno tre anni, quindi coinvolgerà i primi mesi di governo del prossimo presidente. Non ci dovrebbero essere limitazioni geografiche o di portata dell’intervento. Obama si attribuisce dunque il potere di inviare truppe di terra, nel caso queste si rivelino essenziali nella guerra all’Isis. La presenza delle truppe in Iraq non dovrebbe comunque prolungarsi oltre un tempo ben delimitato.

E’ proprio su questa piattaforma che, con ogni probabilità, si scateneranno discussioni e critiche. Una parte dei deputati e senatori, in particolare quelli repubblicani, chiedono da mesi un impegno più diretto contro l’Isis. Orrin Hatch, senatore repubblicano dello Utah, ha spiegato che la nuova autorizzazione “non deve contenere alcuna limitazione artificiale e non necessaria in termini di tempo, luogo e tipo di forza, che potrebbe interferire con i nostri obiettivi strategici”. Di più, secondo Hatch, l’autorizzazione non dovrebbe essere limitata alla sola presenza dell’Isis in Iraq, ma riguardare altre aree calde del mondo. Le parole di Hatch acquistano ovviamente un senso particolare nel momento in cui gli Usa valutano la possibilità di inviare armi e munizioni all’esercito ucraino, e sono criticate dai settori più progressisti e anti-guerra dei democratici. “Ho già detto parecchie volte e in modo chiaro che sono contrario a qualsiasi forma di intervento militare sul terreno contro l’Isis”, ha detto il democratico delle Hawaii Brian Schatz.

La discussione sul futuro della guerra avviene nel momento in cui le forze della coalizione mostrano un rinnovato slancio militare. Nelle ultime ore gli aerei americani ed alleati hanno condotto 11 raid su postazioni e interessi dei jihadisti in Iraq, nei pressi di centri come Tal Afar, Kirkuk e Bayji. Nei giorni scorsi, il generale John Allen, coordinatore della guerra contro l’Isis, aveva affermato che la coalizione si trova “alla vigilia di un deciso intervento di terra contro l’Isis, che sarà guidato dall’Iraq”. Alcune fonti di stampa, tra cui Cnn, avevano anche sostenuto che il Pentagono sta valutando l’invio di soldati a Mosul all’inizio della primavera, per dar man forte alle truppe irachene nel loro assedio alla città che è capitale dello Stato Islamico.