Crudele il tempo, fugge. Stiamo ancora smaltendo le nevi e il Sanremo dell’anno passato che già incalza quello nuovo, già da stasera. E dovremo pur vederne qualcosa, per reggere un minimo di conversazione col cornetto in mano la mattina successiva al bar sotto casa. E, per quanto snob ci piaccia mostrarci, non potremo non stare lì, in quell’attimo che la pubblicità o un pistolotto prolungato ci farà zappare fuori da Ballarò o da Dimartedì, a soffermarci sulle liturgie del Festival o a capire se una canzone ci entra facilmente in testa (unico criterio musicale che nella nostra personalissima pochezza siamo in grado di adottare).

Ma noi siamo anche osservatori dello show business e dunque dovremo badare anche agli ascolti, al confronto con l’anno prima: alle polemiche, se saranno bassi, per la conduzione fin troppo corriva di Carlo Conti, che sta a Fazio come Sancho Panza a Don Chisciotte etc etc, oppure, se saranno alti, al trionfo del Conduttore Totale e Multifunzionale, che si veste da uomo medio, abbronzato alla lampada e forse perfino tatuato.

Per non dire dei vaticini e presagi che, in un caso e nell’altro, ne scaturiranno circa la incombente riforma della Rai: vecchio carrozzone da abbattere se l’Auditel sarà avaro, oppure perenne Mamma degli italiani, che merita quei quattro soldi del canone, altrimenti un Sanremo così chi ce lo da.

E allora, cominciate col segnarvi i risultati della puntata d’esordio (con Fazio e Litizzetto) del martedì 17 febbraio dell’anno passato: 12,5 milioni di spettatori, pari al 45,5% di share, vicino alla metà dell’intera platea. La concorrenza era affidata tutta ai film, tranne il solito Mentana che su La7 stava lì a chiacchierare (non ricordiamo se con l’immancabile Sardoni) attorno alle sorti del paese, ai primi passi del Patto del Nazareno e ad altre amenità del genere.

Domani, col senno di poi, faremo tutti i confronti. E ne dedurremo perfino i cambiamenti del Paese in questo rapido anno che oltre ad aver fatto appassire i talk show e fiorire la fiction casareccia, si appresta a dirci se Sanremo è ancora la vera prova dell’esistenza in vita dell’unità nazionale, per cinque giorni, dal martedì al sabato.