Il caso dei rapporti economici, datati anni novanta, tra Enrico Nicoletti, esponente di rilievo della Banda della Magliana, e Antonino Mattarella, fratello di Sergio, presidente della Repubblica, trovano spazio anche negli archivi parlamentari. La vicenda è stata sollevata da un’inchiesta de “il Fatto Quotidiano che ha ricostruito dettagliatamente i rapporti tra quello che viene comunemente definito cassiere della famigerata Banda e il fratello del capo dello Stato. Enrico Nicoletti è stato condannato, a 3 anni in via definitiva per associazione a delinquere; a 6 anni per usura.

Antonino Mattarella ha risposto con una lunga lettera precisando che “i movimenti di assegni avevano origine da operazioni di prestiti a tasso particolarmente elevato ricevuti dal Nicoletti (…) in ragione di difficoltà finanziarie nelle quali ero venuto a trovarmi (..). Tutti i miei titoli rilasciati al Nicoletti per le operazioni di prestito sono stati da me pagati”. Rapporti economici risalenti ai primi anni novanta. All’epoca Nicoletti era un imprenditore e già era stato coinvolto in alcune inchieste. Nel 1984, qualche anno prima, Nicoletti era stato arrestato insieme al boss Ciro Maresca, fratello della nota camorrista Assunta (Pupetta) Maresca . Nella lunga lettera Antonino Mattarella ha così spiegato quella conoscenza: “Nicoletti, noto operatore del settore (peraltro presentatomi, a suo tempo, da persona al di sopra di ogni immaginabile sospetto: un cancelliere del Tribunale di Roma)”.

Ora ilFattoquotidiano.it ha trovato una traccia del caso anche negli archivi parlamentari. E’ il 3 luglio 1997 quando due senatori della Lega Nord ( Luigi Peruzzotti e Massimo Wilde) presentano una interrogazione al governo. Gli interroganti pongono diversi quesiti. Uno in particolare riguarda il fratello maggiore del nuovo inquilino del Colle. Ecco il quesito sollevato: “Se corrisponda a verità che il signor Antonino Mattarella avrebbe incassato 365 milioni da Nicoletti, come risulterebbe da documento peritale ordinato dal tribunale di Roma nel contesto del processo Cariri-Cariplo, e se tali somme sarebbero servite per le famose operazioni immobiliari di Cortina”.

All’interrogazione risponde, il 21 gennaio 1999 (diciotto mesi dopo), Oliviero Diliberto, ministro di Grazia e Giustizia nel primo governo D’Alema, all’epoca Sergio Mattarella, era vicepresidente del consiglio. “In relazione al primo quesito formulato dall’interrogante”, spiegava il ministro Diliberto confermando il passaggio di denaro, “il procuratore della repubblica presso il tribunale di Roma ha comunicato che, effettivamente, nell’ambito di un procedimento poi archiviato, tale Mario Chiappini, factotum del Nicoletti Enrico, risulta aver ricevuto dal Mattarella Antonino la somma di 400 milioni di lire a mezzo di assegni bancari tratti su un conto corrente della Sicilcassa alimentato da un mutuo concesso da tre istituti. Dalle indagini svolte è emerso che la somma sarebbe stata versata dal Mattarella a saldo parziale di debiti che questi aveva con il Nicoletti per finanziamenti”.

L’operazione Cortina alla quale fanno riferimento i due interroganti è stato oggetto di approfondimento investigativo avviato, negli anni novanta, dalla Procura di Roma, tra i 5 indagati Nicoletti e proprio Antonino Mattarella, per riciclaggio di capitali con l’aggravante di aver agevolato la mafia. Indagine che si è chiusa, nel 1996, con l’archiviazione.

 

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