Trasmigra alla volta del Pd, un malinconico e smilzo esercito meticcio parlamentare, fatalmente attratto dal caporalato renziano reclutante manovalanza a basso costo. Trattasi di modestissima antropologia che consta di ricostruttori, responsabili e di non primissime scelte civiche, la cui memoria difficilmente sarà traslata ai posteri. Truppe, da tempo in anonimo disarmo, tornano in scena, riconvocate al suono di Dammi solo un minuto dei mitici Pooh, ossia il tempo necessario di un botulino trasformista che spiani facce sepolcrali multiuso.

Nulla di inedito, per carità. In consonanza con altre recenti erranze, risulta quantomai complicato rintracciare, tra gli eroi del transito, redivivi Churchill o Eisenhower, capaci di avveniristici disegni politici. Non che reperirne dentro l’intero perimetro dell’arco costituzionale sia più agevole. Tutt’altro. Del resto, il voto in Italia non distilla, non secerne ma induce, piuttosto, la coazione alla medietà. Anzi, peggio. Il fesso che è in te non tema traumatici confronti con archetipici fessi, selezionati dalle segreterie di partito, proprio per non mobilitare sane ambizioni presso le masse. Lo aveva inteso perfettamente, in tempi molto sospetti, Umberto Eco, nell’insuperata Fenomenologia di Mike Bongiorno, a proposito di altre, risarcitorie immedesimazioni su larga scala. Senonché, le elezioni, da qualche tempo, stante il Porcellum o affini, ci hanno sfrattati persino dalla confortante dimora del transfert, dell’identificazione. C’è sempre qualcuno, nel Palazzo, che ti supera in insipienza ed imperizia. E tu, magicamente, da elettore sfigato, ti senti, al confronto, Otto von Bismark anche se non sai nulla di scienza regia o di realpolitik.

Del resto, Carmelo Bene dixit, l’imbecille, essendo capace di estasi, confina più agevolmente di altri con Dio. A noi, i responsi delle urne elargiscono, paradossalmente, l’occasione Superomica, l’unica che ci sia concesso esperire nel transito civico. Accade, così, che l’elettrauto di Casalpusterlengo o il barelliere dell’ospedale di Gioia Tauro ricavi il convincimento, per nulla infondato, di una sua superiorità teoretica rispetto al deputato di turno. La prospettiva di Eco risulta, in tal modo, rovesciata dai fatti. Dopo di che, occorre fare i conti con gli eletti che eletti non sembrerebbero, nell’accezione più rigorosa e scientifica del termine. Nel senso di prescelti.

I nostri accampano spropositate pretese, vantano crediti di carriera istituzionale degni di Alcide De Gasperi o di Aldo Moro. Se poi, una volta e per caso, in edicola, si sono visti rifilare Proudhon, in fascicoli natalizi, hanno interpretano la cosa come premonizione. “Prima o poi scriverò Il Capitale, se non altro per replicare a questo Pierre Joseph”. Per non apparire ingenerosi, dobbiamo certificare che i candidati di rango hanno brillantemente superato lo scoglio della Scuola Radio Elettra. Gli altri, forti del diploma, per carità, nobilissimo di geometra, danno il due di picche a Gramsci. Vuoi mettere? Le menti più svettanti, invece, gli intellettuali più attempati conservano gelosamente, da sempre,il Reader’s Digest, con omaggiato giradischi stereo. Una figata concettuale.

Tutto ok, se non fosse che gli officianti di alcuni talk televisivi, provvedano sistematicamente, attraverso l’impiego di dispositivi fraudolenti, a restituire alla malconcia umanità di Palazzo, lo status di illuminata avanguardia. Cosicchè la stipsi della parola ed il collasso del pensiero, caratteristiche del politicantato salottiero, vengono gabellate, in tv, quali credenziali irrinunciabili per l’accesso all’emisfero che conta. L’inarrivata poetica canterina di Bugiardi noi, del sublime Umberto Balsamo, lo aveva profetizzato. In subordine, si potrebbero evocare le plurime maschere pirandelliane, per descrivere le gesta dei banconisti della mediocrità contrabbandata come virtù.

Il rischio, però, è quello di incorrere in procedura d’infrazione sicula per spreco letterario. E,tuttavia, gli esami non finiscono mai per i sacerdoti dell’etere che sono chiamati, in queste ore, ad un’impresa sovrumana: quella di spiegare al mondo, oltre che i miserevoli moventi della mobilità trasformistica, a suffragio delle pretese riforme renziane, anche la ritrovata “vocazione oppositoria” di Forza Italia, dopo la tumulazione (?) del patto del Nazareno.

Roba da trapezisti espertissimi. Certo, in Italia, il fabbisogno onirico si situa sotto la soglia del minimo sindacale se la gigantografia del sogno collettivo è Matteo Renzi. Occorre che qualcuno ci trivelli la psiche per sondarne i misteri. Al resto penseranno, dalla tv, gli indegni eredi di Mike.