Lo scopo del mio lavoro di filmmaker è quello di raccontare gli esseri umani, ormai forse lo avrete capito, quello che mi interessa è la ‘commedia umana’ in tutte le sue sfumature.
Quando mio cugino Daniele (l’autore dei video musicali di Pino Scotto) mi ha proposto di fare questo video ritratto ho subito accettato con curiosità, conoscevo il personaggio tramite le sue apparizioni su Blob, ma non conoscevo la sua musica perché non sono un appassionato di heavy metal. Se devo riconoscermi una qualità come regista e come persona è quella di riuscire a entrare in empatia con chi ho davanti, mi metto in ascolto, e resto in attesa della rivelazione, la rivelazione dell’essenza, della nudità che si cela sotto le parole, in questo caso specifico: sotto il fuoco delle parole.
E cerco di sfruttare anche i tempi morti, di rubare ai tempi morti la vita, è paradossale ma è proprio nelle sospensioni, nelle attese, nelle cesure e nelle pause che una persona si rivela per quello che è. Non è tanto importante in un video ritratto il contenuto di quello che una persona dice, quello che conta è il modo, il come, il ritmo, la passione, lo stile intimo dei gesti, anche un tic passeggero che attraversa per un attimo il volto.La sensazione che ho avuto filmando Pino Scotto è quella di un uomo brutalmente sincero, ma questa apparente brutalità in realtà cela la tenerezza di un bimbo che vuole ancora giocare con il mondo.
E mi sono divertito, Pino è un uomo divertente, caotico, pulsionale, fisico e spirituale. Ha un’energia divorante, non riesce a stare fermo, la sua anima è una brace, fuma come un turco, si spacca di Jack Daniels (“my brother Jack” dice ), è il contrario di un salutista, eppure scoppia di salute, una salute che è fatta di nitroglicerina, salsicce e musica.

Una star dell’heavy metal che non dimentica mai gli insegnamenti della nonna Peppina e le canzoni di Sergio Bruni, la sua vera anima è napoletana, uno scugnizzo “elettrico”.
Un artista operaio che ” si è fatto il culo “e che si porta dentro una rabbia giocosa.