Se si tratta di una perla nel fango o della prima colata di cemento per costruire una casa con vista sull’Europa lo dirà solo il tempo. Certo è che novanta minuti di spessore e carattere a questi livelli l’Inter non se li era mai goduti. E l’avversario è un termometro attendibile, perché il Palermo di questi tempi è squadra vera, con mire di alta classifica e capace di produrre calcio apprezzabile. I rosanero sono entrati a San Siro presentando un curriculum invidiabile, diametralmente opposto a quello nerazzurro. Una sola sconfitta nelle ultime 13 partite e sempre a segno nelle ultime sei trasferte. Score che l’Inter, un punto nelle ultime tre e l’eliminazione beffa in Coppa Italia, rivede al ribasso, aggiornando il numero dei k.o. e lasciando a bocca asciutta una delle coppie di attaccanti più ingorde del campionato. Riuscire a combinare il tutto con la prestazione più autorevole della gestione Mancini è un piccolo capolavoro che pianta le sue fondamenta in un maggiore equilibrio tattico, benzina per alimentare stabilità anche alla difesa spesso ballerina.

La nuova pelle è ben visibile fin dall’inizio. L’uomo che le cambia i connotati è Brozovic, perfetta cerniera tra le due fasi nel 4-3-1-2 cucito da Mancini. Il croato gestisce e innesca, ma sa anche sporcarsi le mani in copertura. Il possesso dell’Inter non è quindi sterile come troppo spesso è accaduto in questi mesi. Anche perché Shaqiri si muove dietro le punte e detta i tempi. Il predominio territoriale però si trasforma in opportunità soprattutto da fermo, sempre grazie ai piedi dello svizzero. Prima invita Juan Jesus su punizione, poi disegna la traiettoria perfetta per la testa di Guarin al quarto d’ora. Il colombiano incorna e batte Sorrentino.

A differenza del solito canovaccio stagionale l’Inter non si siede dopo il vantaggio e schiaccia il Palermo, incapace di allungarsi in contropiede perché i nerazzurri sono corti e attenti, non permettendo a Vazquez e Dybala di puntare l’uomo e scatenare la propria fantasia. Il primo tempo dei rosanero è tutto racchiuso in una punizione dell’argentino e un tiraccio di Jajalo, oltre a una discesa di Lazaar a sinistra dalle parti di Santon sul quale Rigoni chiude troppo l’angolo a due passi da Handanovic. Ma il pallino del gioco è sempre degli uomini di Mancini, con Brozovic sempre pronto a rifinire. Come per Palacio alla mezz’ora, ma la punta stecca di testa. La capacità di ripartire mette in difficoltà il centrocampo del Palermo, costretto a inseguire e spezzare la manovra in maniera fallosa approfittando un arbitraggio morbido di Guida.

Irreale per una squadra capace di combinare bel calcio e risultati da novembre in poi. E al rientro il letargo siciliano finisce. Ma è solo un attimo. Tutto nasce da un buco di Santon: i rosanero falliscono una tripla occasione con Handanovic che stoppando Vazquez innesca un flipper in area che né Morganella né Dybala sfruttano a due passi dalla porta. È l’episodio che avrebbe potuto cambiare la partita minando le fragili certezze nerazzurre. Invece lo shock risveglia l’Inter. Icardi sorprende Sorrentino con una girata di testa dal limite dell’area dopo un recupero di Guarin a centrocampo ma la palla finisce sul palo e poi danza davanti alla porta, poi Palacio è murato da Daprelà e Juan Jesus alza di poco sulla traversa sul corner che ne segue. Sessanta secondi di fuoco chiusi da un destro sballato di Icardi.

Il ritmo nerazzurro – incredibile ma vero – è stordente e costringe il Palermo a rinculare dopo l’avvio pepato. Troppi gli errori in fase di appoggio degli uomini di Iachini perché l’Inter non riesca a trovare la via per marchiare a fuoco la partita. Il timbro arriva, infatti. E porta la firma di Icardi che non sbaglia la quarta palla buona costruita da un’altra giocata di Guarin, mai così attivo. Quello dell’argentino è il dodicesimo sigillo in campionato, ma non viene festeggiato dopo il feroce scontro verbale con la curva di domenica scorsa. Stesso risultato quando in un finale giocato sul velluto, ancora il colombiano innesca la testa della punta che fa tredici e brinda in silenzio. È l’unica nota stonata di una serata che San Siro aspettava da tempo e spera di poter bissare al prossimo appuntamento casalingo contro la Fiorentina. In mezzo ci sono le trasferte di Bergamo e Cagliari. Lo stesso trittico di partite, all’andata, segnò l’inizio del lungo inverno. I viola arriveranno a Milano il primo marzo, alle porte di una primavera che i nerazzurri sperano possa profumare d’Europa.

Twitter: @AndreaTundo1