Numeri sbagliati per compiacere il governo? Non proprio, ma quasi. Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera, sinistra Pd, critico con Renzi ma sempre con un atteggiamento dialogante, ha fatto la sua denuncia qualche giorno fa dopo aver letto i dati dell’Istituto sulla cassa integrazione relativa al 2014.

Cosa l’ha allarmata?
Ho letto una dichiarazione dell’Inps nella quale si affermava che il totale delle ore di cassa integrazione autorizzate nel 2014 si attestava a 1 miliardo e 112 milioni registrando una diminuzione di circa il 6% rispetto allo stesso consuntivo del 2013 indicato in 1 miliardo e 182 milioni.

Quindi, una bella notizia?
Certo. Però io verifico trimestralmente i dati dell’Inps e ricordavo che il consuntivo del 2013 non era quello indicato ma 1 miliardo e 76 milioni, oltre 100 milioni di meno. Quindi se confrontiamo il dato 2013 con quello del 2014 si ha un aumento del 3% e non una diminuzione.

Cosa ha risposto l’Inps?
Che l’Istituto provvede nel mese di giugno di ciascun anno a rivedere e aggiornare la cifre del mese di gennaio. Dopo la revisione, quindi, si è arrivati a 1 miliardo e 182 milioni. Ma se vogliamo monitorare davvero la Cig dobbiamo confrontare dati omogenei. Quale sarà, infatti, il dato rivisto a giugno? Sarebbe opportuno non fare dichiarazioni affrettate.

E perché quella fretta?
Non lo so. Avrebbero dovuto precisare che si trattava di un confronto tra dati non omogenei.

L’Inps ha cercato di mostrarsi gentile con il governo?
Non voglio essere malizioso ma qualcuno può essere indotto in tentazione e magari se si può fornire un dato positivo lo si fa. Ma non è corretto.

A proposito di Inps ci sono state polemiche sulla nomina del nuovo presidente accusato di non avere i requisiti adeguati. Qual è il suo giudizio?
Le osservazioni sui requisiti del nuovo presidente venivano soprattutto da parte di Forza Italia e Ncd. Come presidente di Commissione ho pensato fosse giusto valutare il problema. Abbiamo convocato Boeri per un’audizione a cui è venuto da Londra. Per quello che mi riguarda le spiegazioni fornite sono state più che sufficienti. Su 32 votanti, abbiamo avuto 4 astensioni del M5S e un voto contrario di Forza Italia.

A che punto è la discussione sui decreti delegati del Jobs Act?
Il parere del Parlamento non è vincolante e quindi il governo può non tenerne conto. Sarà un passaggio politico. A me premono tre cose: cancellare il riferimento ai licenziamenti collettivi; inserire un criterio di proporzionalità tra infrazione e sanzione; aumentare le indennità in caso di licenziamento.

E che cosa si aspetta dai nuovi decreti che dovrebbero eliminare le tipologie precarie?
Se il governo decide di scommettere tutto sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e lo incentiva con sconti fiscali robusti, sarebbe utile e giusto un tempo più lungo di protezione in caso di licenziamento, diminuire la durata del contratto a termine e cancellare le forme di lavoro più precarie a partire dal contratto a progetto e dall’associazione in partecipazione. Se è un nuovo sistema deve essere coerente.

Dopo l’elezione di Mattarella sono cambiati i rapporti nel Pd?
Con il voto sul Presidente della Repubblica, Renzi ha scelto di rompere l’asse privilegiato con Berlusconi. Però non può essere uno spot. Il metodo della sintesi interna al Pd per poi proporla agli altri deve essere quello guida.

Come minoranza siete ascoltati di più?
Se vogliamo confrontarci non ci mancano le occasioni, io sono disponibile. Ma non mi faccio illusioni. Se non vedo non credo.

da Il Fatto Quotidiano del 7 febbraio 2015