Di data non v’è certezza e quindi anche del futuro di Antonio Conte sulla panchina azzurra. L’ultimo capitolo del rapporto tormentato tra il ct della Nazionale e i club di Serie A rischia di scatenare il ‘liberi tutti’. Perché il tecnico leccese aveva chiesto rassicurazioni sulle date della prossima stagione, quella che accompagna verso l’Europeo 2016, ma dal consiglio di Lega è arrivato un contentino che non chiude la partita. È stato anticipato l’inizio del campionato al week-end del 22 e 23 agosto ma non c’è una data per la finale di Coppa Italia, che potrebbe disputarsi anche dopo il 15 maggio erodendo il tempo a disposizione di Conte per preparare la rassegna continentale.

Decidere di non decidere è una nuova goccia nel vaso d’incomprensioni e contrasti, forse quella decisiva. La Gazzetta dello Sport e il Corriere dello Sport parlano apertamente di un commissario tecnico infuriato per la concessione a metà da parte dei club di Serie A, già vittoriosi nella battaglia sugli stage che il ct avrebbe voluto svolgere nelle prossime settimane. Sembrava che la rinuncia forzata di Conte a una finestra di lavoro con la truppa azzurra potesse essere compensata con un calendario 2015/16 ‘pro nazionale’ ma i club si sono riservati una via di fuga, rimandando la decisione sulla data in cui si disputerà la finale di Coppa Italia nella primavera del prossimo anno. E non è certo che l’ex allenatore della Juventus decida di chiudere un altro occhio davanti all’ennesima dimostrazione di forza dei club, arrivata davanti al presidente federale Carlo Tavecchio presente venerdì in Lega per spingere verso una soluzione condivisa.

Conte ha accettato la proposta la scorsa estate sulla base di una serie di garanzie tutte imperniate attorno alla possibilità di non limitarsi solo a un lavoro di scouting. Ha chiesto che il suo ‘mandato’ fosse mirato a una crescita reale del gruppo azzurro e del sistema calcio. È stato l’allora neo-eletto Tavecchio a cercarlo con insistenza, sia per le sue capacità ampiamente dimostrate sulla panchina juventina sia perché l’allenatore leccese era un colpo ad effetto al termine di un’elezione tormentata dal fantasma di Optì Poba. Un matrimonio talmente voluto dalla Figc da coinvolgere anche la Puma, sponsor tecnico dell’Italia e in parte finanziatrice del contratto del ct. Da parte sua Conte ha accettato la sfida, cosciente delle condizioni in cui versa la nazionale ma con ampie rassicurazioni sulla possibilità di avere spazio e tempo per lavorare.

Una promessa sbiadita dopo appena sei mesi che sta portando Conte a riflettere, nonostante le continue rassicurazioni di Tavecchio (arrivate anche venerdì sera). Perché al termine di questa stagione fioccheranno le offerte di importanti club internazionali, con il Paris Saint Germain in prima fila. E il ct ha costruito con i successi alla Juventus un’immagine di sé vincente che un risultato pessimo all’Europeo potrebbe far evaporare, non solo in Italia. Fiutando il mancato supporto, aveva tuonato dopo l’amichevole contro l’Albania: “E’ un momento difficile, speravo di trovare più partecipazione. Ho visto invece poca disponibilità nei confronti della Nazionale. Mettetemi nelle condizioni di lavorare. Lavorare è l’unica cosa che so fare”. Era novembre. Un mese dopo non tutti gli allenatori di A si sono presentati all’incontro per pianificare gli stage. E il progetto di aprire una sessione di lavoro in azzurro a febbraio è naufragata martedì 3: “Mi auguro però che da qui in avanti si riesca tutti insieme a trovare quelle soluzioni non più rinviabili per fare della Nazionale il punto di riferimento del sistema calcio”, ha commentato Conte. Soluzioni non più rinviabili: sono le quattro parole chiave che i club di A hanno ascoltato a metà aprendo di fatto la strada alla possibilità che anche il ct ascolti. Cosa? Le sirene dei club.