La foto della torre dell’orologio mutilata aveva fatto il giro del mondo. E lui, Fernando Ferioli, era diventato il sindaco della ricostruzione, figura simbolo di quel sisma che nel maggio 2012 aveva messo in ginocchio l’Emilia. Ora però è un altro terremoto, questa volta politico-giudiziario, a sconvolgere l’amministrazione di Finale Emilia, nel Modenese, dove il 28 gennaio l’inchiesta della Dda di Bologna, denominata Aemilia, ha portato ai domiciliari per abuso d’ufficio anche Giulio Gerrini, braccio destro del sindaco. Il responsabile del settore lavori pubblici in Comune è accusato di aver favorito l’azienda Bianchini Costruzioni (il cui titolare a sua volta è in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa), nell’assegnazione degli incarichi per il post-sisma. Per questo, mercoledì 4 febbraio, almeno un centinaio di cittadini si è presentato in Consiglio comunale. Sono comparsi cartelli e striscioni, e un gruppo ha protestato chiedendo le dimissioni del sindaco (che comunque non è indagato), reo di non aver vigilato contro le possibili infiltrazioni mafiose nei lavori di ricostruzione. Alla carica anche le opposizioni: “Già due anni fa ci eravamo accorti che qualcosa non andava”, racconta Maurizio Boetti, della Lega Nord. Le sue interrogazioni, dove chiedeva alla giunta la sospensione in via cautelativa degli incarichi alla Bianchini, sono finite tra i materiali dell’ordinanza firmata dal gip. “Avevamo già denunciato, ma gli assessori ci dicevano che andava tutto bene. Perché non ci hanno ascoltato?”  di David Marceddu e Giulia Zaccariello