Il periodo più bello dell’anno, per ogni tifoso di rugby, sta iniziando. Il 6 febbraio parte il Sei Nazioni 2015. Al Millenium Stadium di Cardiff si sfidano Galles e Inghilterra (ore 21.05). L’Italia farà il suo esordio sabato 7 febbraio allo Stadio Olimpico di Roma, ospitando l’Irlanda, campione in carica. Il calcio di inizio per il capitano degli Azzurri, Sergio Parisse, e gli altri giocatori selezionati dal ct francese che siede sulla panchina della Nazionale italiana, Jacques Brunel, è fissato per le 15.30.

Il match, come tutti gli altri del torneo, arrivato alla sedicesima edizione a sei squadre, sarà trasmesso in chiaro su Dmax (canale 52 del digitale terrestre). Chiude il primo fine settimana l’incontro allo Stade de France di Parigi tra Francia e Scozia, che scenderanno in campo alle 18 di sabato. Si andrà avanti per altri quattro week end di gioco, fino al gran finale del 21 marzo. L’Italia quest’anno avrà tre incontri in casa: la Francia il 15 marzo e il Galles nell’ultima giornata, dopo aver fatto visita all’Inghilterra il 14 febbraio e alla Scozia il 28 febbraio. Un calendario, che a giudicare solo dal maggior numero di impegni all’Olimpico, verrebbe quasi da considerare favorevole. A una tale tentazione si riesce facilmente a resistere.

È vero che ogni Sei Nazioni fa storia a sé, tuttavia, dopo le prestazioni nella passata edizione, a dir poco deludenti, non conviene lasciarsi andare all’entusiasmo. Con un torneo 2014 a secco di vittorie e un tour estivo nel giugno scorso forse ancora peggiore, il XV di Brunel ha fatto vedere segnali di miglioramento nei test match del passato novembre. La nazionale è parsa riprendere il cammino che si era interrotto alla fine dell’edizione 2013, chiusa con due belle vittorie con Francia e Irlanda. In ogni caso, difficile oggi credere alle parole pronunciate dal ct transalpino in occasione della sconfitta inferta a Brian O’Driscoll e soci nel marzo di due anni fa.

Per Brunel quell’Italia avrebbe potuto aspirare alla vittoria del torneo nel giro di un biennio. Quell’Italia però si è persa per strada e ora ha almeno l’occasione per dimostrare di essersi ritrovata. In ballo non c’è solo il Sei Nazioni, il 2015 è anche l’anno della Coppa del Mondo, ospitata dall’Inghilterra tra settembre e ottobre. L’edizione di quest’anno del torneo, infatti, avrà una valenza doppia: ogni squadra punta a fare bene e allo stesso tempo a prepararsi alla sfida mondiale. Sono tanti i giovani convocati, alcuni con alle spalle poca, se non pochissima, esperienza internazionale, altri senza neanche un minuto giocato con la maglia della propria nazionale. In campo si vedranno molti esperimenti, per citarne uno, la mediana della Francia per il match con la Scozia. Philippe Saint-André ha scelto come titolari due giocatori le cui presenze, se sommate, si contano senza ricorrere a tutte le dita di due mani.

Il “fattore giovani” e la necessità di testare rendono ancora più difficile fare un pronostico. Certo l’Irlanda come detentrice del trofeo, quest’anno tra l’altro con un nuovo design, cercherà di confermare il successo, galvanizzata anche dalle eccellenti prestazioni di novembre, dovrà però tenere conto di alcune assenze pesanti, sabato all’esordio non ci sarà Jonathan Sexton. L’Inghilterra è sempre una squadra solida e un avversario difficile per chiunque. Tanto per dire, nel 2014 si è portata a casa la Triple Crown (ha battuto le altre britanniche). Per questa edizione, l’allenatore Stuart Lancaster ha convocato parecchi giovani e sa di avere gli occhi puntati addosso, fallire nell’anno del mondiale in casa sarebbe ancor più grave.

La Francia è un punto interrogativo: da squadra che poteva vincere la Coppa del Mondo nel 2011 ha avuto qualche basso di troppo negli ultimi anni. Il Galles appare la squadra più matura, con un gruppo che ha vinto molto (i tornei 2012 e 2013). Difficile dire se l’esperienza risulterà un’arma o un boomerang. La Scozia c’è da scommettere che darà del filo da torcere a tutti, è in crescita e ha gli uomini e i numeri per aspirare a qualcosa di più che a contendersi la parte bassa della classifica con l’Italia.