I talk show politici, tranne Paragone tutto solo ne’ “La Gabbia” della domenica, vanno in onda a coppia e, nei limiti del possibile, fanno di tutto per non assomigliare al compagno di serata. Del Debbio si rivolge alla politica guardandola dalla famosa “parte della gente comune”, Formigli invece la politica la scava dal di dentro. Il passo teatrale di Santoro nessuno lo confonderebbe con quello salottiero di Porro.

Le distinzioni non sono invece così evidenti fra Giannini e Floris, la coppia del martedì che si spartisce l’eredità del primo Ballaro (a proposito, martedì scorso messi insieme hanno superato il 12%. Un sussulto o una inversione di tendenza nei comportamenti del pubblico?). I due programmi, se non si va troppo a sottilizzare, sono simili per struttura, aspetto e contenuti, oltre che, per gli ospiti che saltabeccano dall’uno all’altro, come il poligamo fra le stanze nuziali. E dunque, per prodotti così simili ti aspetteresti platee somiglianti.

Ma questo è vero solo per la quantità. Giannini staziona sul 6/7 per cento di share mentre Floris lo segue attorno al 4/5 per cento. Differenza contenuta, che non denota una prevalenza di Giannini, ma si spiega per una banale e materialissima circostanza: Floris subisce molte più interruzioni pubblicitarie di Giannini (non è Cairo che è cattivo; sono le regole del mercato che lo disegnano così). E si sa che ogni intervallo pubblicitario, specie quando si avanza verso le ore più tarde (e non a caso la distanza di audience fra i due programmi si allarga con l’avanzare della notte) è un’occasione che molti spettatori colgono per affacciarsi su altri programmi, che magari li catturano, o magari solo per farla finita con la tv e andarsene a dormire.

Se andiamo a guardare non “quanti”, ma “quali” scelgono Giannini e Floris, le differenze saltano invece agli occhi: il pubblico di Floris e composto in maggioranza, non schiacciante ma sensibile, da maschi e nella platea di Giannini accade invece il contrario. Ma quel che più fa la differenza è che le donne che seguono Floris sono concentrate nell’età da 45 a 64 anni, mentre quelle che si appassionano (più o meno) per Giannini sono le over 65. E lo stesso spartiacque vige tra i maschi: i più anziani con Giannini, i “quasi anziani” con Floris.

Il riscontro di questa suddivisione lo troviamo nei titoli di studio: gli spettatori fermi alla licenza elementare o alla scuola media (e cioè quelli delle classi di età più avanzate, che hanno vissuto nell’Italia in cui l’obbligo scolastico era meno esteso) scelgono in gran prevalenza Giannini. Mentre i figli dell’Italia post boom, quelli che hanno studiato fino al diploma e alla laurea, preferiscono di gran lunga Floris. E non fa meraviglia, per chi ha appena qualche idea della questione meridionale, che Floris prevalga, e non di poco al Nord, mentre Giannini lo sovrasta al Sud.

Cosa dedurne? Forse, ma fate voi, che le ragioni di divisione del Paese sono talmente forti che riescono a manifestarsi perfino scegliendo fra due cose apparentemente identiche. Sicché, ora che il partito-nazione è cosa fatta, ci ritroviamo ancora e come sempre a dover fare gli Italiani.