A Berlino si può osare. E Dieter Kosslick non si è certo tirato indietro, forte del consenso di una capitale-festivaliera che lo ama. L’attuale direttore artistico della Berlinale ha infatti firmato fino al 2019 per un mandato che esercita dal 2001. Cose che in Italia neanche Napolitano. Ma da queste parti funziona così, e dunque l’istrionico Herr Kosslick si appresta ad alzare stasera il 65esimo sipario sul cine-festival internazionale più metropolitano d’Europa che si abbasserà domenica 15 febbraio.

Mastodontico programma alla mano con circa 200 film in cartellone visibili in tutta la città, il Festival di Berlino 2015 sarà ricordato anche per l’identificazione col massimo esponente del cinema tedesco vivente, almeno nella percezione pop e internazionale: Wim Wenders. A lui, 70enne quest’anno e in corsa per l’Oscar, sarà consegnato il 12 febbraio l’Orso d’oro d’onore alla carriera, con tanto di presentazione in première assoluta del nuovo film fuori concorso (Everything Will Be Fine, girato in Usa) e retrospettiva della corposa filmografia. Ma poiché “Merkeland” è maestra nelle diplomazie che convengono, ecco battezzarsi quest’anno un “benvenuto al mondo arabo” da parte della cine-Europa con l’apertura dell’“Arab Cinema Center” all’interno degli ottocenteschi saloni del Martin-Gropius Bau sede dello European Film Market. Undici le società cinematografiche in arrivo dai Paesi arabi per un’iniziativa più strategicamente interessante dei soliti red carpet.

Tappeti rossi che, naturalmente, non mancheranno – obbedienti al diktat degli sponsor – a partire dall’inaugurale con madame Juliette Binoche, protagonista del film in concorso e in costume Nobody Wants the Night della catalana Isabel Coixet: la storia vera di un gruppo di donne courage nella Groenlandia del 1908. E sulla gelida ma calorosa passerella berlinese si affolleranno star di alternante peso mediatico, alcune addirittura con una doppia presenza, come la divina Cate Blanchett sia “matrigna” della Cinderella di Kenneth Branagh che coprotagonista della nuova opera in concorso del regista cult Terrence Malick, Knight of Cups, accanto a Christian Bale e Natalie Portman. Stessa doppia apparizione anche per l’ex vampiro Robert Pattinson, atteso per Life di Anton Corbjin sui primi anni di James Dean e per il film in concorso Queen of the Desert diretto dall’altro maestro del cinema teutonico, Werner Herzog. Con lui Nicole Kidman in veste di Lawrence d’Arabia al femminile e James Franco, attore/regista impegnato onnipresente ai big festival, anch’egli diviso tra questo tappeto rosso e quello del film di Wenders sopra citato.

Se la marcia per i diritti dei neri d’America del film Selma sarà un autentico “boccone pre Oscar” per Kosslick, l’altro grande hit mediatico del festival sarà il passaggio della pellicola da bestseller 50 Sfumature di grigio: più un fenomeno mediatico che un’opera di valore anche solo sulla carta. Bando alle sfumature glitter, la tradizionale sostanza cinefila non manca e sarà il newyorkese Darren Aronofsky a guidare la giuria verso gli Orsi d’oro e d’argento del concorso 2015.

Diciannove i concorrenti di stragrande maggioranza europei con 3 portabandiera Usa e altrettanti da Asia e Sudamerica. Oltre a Coixet, Malick e Herzog, attesi contendenti sono Greenaway, Panahi, Larrain, Guzmàn e Jacquot. E tra loro un’italiana, la 34enne romana Laura Bispuri al suo esordio e già in concorso a Berlino con Vergine giurata girato fra Trentino e Albania. Alba Rohrwacher ne è splendida protagonista. Accanto alla Bispuri una non trascurabile squadra tricolore: due opere prime nella sezione Generation (Cloro e Short Skin), un assaggio dalla serie tv Sky “1992” e l’immenso Ermanno Olmi con Torneranno i prati, entrambi in Berlinale Special.

Dal Fatto Quotidiano del 5 febbraio 2015