Sugli arrugginiti tavolini da pic nic, a bordo strada, sono sistemati i pacchetti di bionde e lo stesso senso di impunità. I motoscafi veloci volano sull’acqua, ridisegnano la rotta che è stata, identica, su e giù per l’Adriatico. Rewind. Il nastro si riavvolge e il Salento riscopre il contrabbando “old style”, il primo vero amore della Sacra Corona Unita. È un fuoco che si riaccende, con le stesse sembianze, quindici anni dopo quell’Operazione Primavera che ha ridato il sole a Brindisi, la più grande controffensiva di Stato alla mafia che si nutriva di tabacco e che per terra aveva lasciato anche le vite dei due finanzieri Alberto De Falco e Antonio Sottile, nel febbraio 2000.

A confermare la ripresa “non episodica” di quelle attività è stato il procuratore capo di Lecce, Cataldo Motta, nella relazione della Dda relativa al primo semestre 2014 e appena consegnata. “Le indagini in corso – ha scritto – danno riscontro all’ipotesi di traffici contrabbandieri con le vecchie modalità e con carattere di stabilità”. Solo un dettaglio fa la differenza in questo salto all’indietro: non più MarlboroPhilip Morris né marche delle solite multinazionali. Stavolta, gli appetiti riguardano soprattutto sigarette italianissime, le Yesmoke, destinate al mercato dell’Est europeo, regolarmente spedite ai Paesi acquirenti senza contrassegno dei Monopoli di Stato e poi di nuovo trasportate in Italia clandestinamente. Stessa spiaggia, stesso mare. E stessi scafi.

Dal Montenegro alla Puglia meridionale. A fare da spia, tra il 2011 e il 2012, sono stati i banchetti per la minuta vendita ricomparsi a Brindisi e a Taranto, “una presenza inquietante, significativa di un ritorno al passato”. I numeri fugano ogni dubbio: solo nel 2013 e solo nel circondario brindisino, sono state messe sotto chiave tre tonnellate di sigarette in diciannove interventi diversi, dai sei chili sequestrati al “minutante” ai 1500 ritrovati a bordo di un motoscafo che attraversava il Canale d’Otranto. Altri 638 chili sono stati rintracciati nel Tarantino, a terra. Menti e braccia sono a km zero e spesso vecchie conoscenze, come hanno rivelato, nel settembre 2013, i quaranta arresti che hanno ricomposto il puzzle: l’sos lanciato da una zattera di fasulli naufraghi brindisini e baresi, al largo di Monopoli, è un pezzo che combaciava con l’affondamento di un carico di 1590 stecche di bionde in acque croate.

Base di partenza: l’isola montenegrina di Sveti Nikola, che ha dato il nome all’operazione della Dda. L’affare dei tabacchi lavorati esteri ricalca, dunque, le sue orme. Aveva cambiato rotta, spostandosi sulla via turco-greca, dopo il 1999. Da un lato, l’accordo con l’Italia aveva indotto il Montenegro a espellere i latitanti, una trentina, che da lì gestivano il mercato nero. Dall’altro, la guerra in Kosovo e l’embargo avevano prosciugato gli stoccaggi sull’altra sponda, tanto che il porto di Bar aveva smesso di essere lo snodo. Al suo posto, le isole elleniche, scudo per le cosiddette navi-madri fatte stazionare in alto mare per il trasbordo della merce sui gommoni. E poi l’alternativa più sicura, i carichi occultati nei tir imbarcati sui traghetti in partenza da Igoumenitsa e Patrasso e diretti al nord, bypassando la Puglia.

La magistratura, nel frattempo, ha dato il colpo di grazia – almeno così si pensava – a quella che è stata la stessa ragione di vita della Sacra corona unita, nata per dichiarare indipendenza alla Nuova camorra organizzata, che puntava ai depositi di sigarette jugoslavi. Dei trafficanti napoletani i pugliesi hanno assimilato le tecniche, per non essere solo manovalanza. E hanno fatto girare moneta, a fiumi: mille miliardi di lire solo nel 1995 e solo nel Brindisino, un settimo del Pil di quella provincia industriale, stando alla stima della commissione parlamentare antimafia del 2001. Il core business della Scu, ma anche il pane per 5mila famiglie. Ecco perché quel tipo di contrabbando è un déjà vu che vale un incubo: è una vecchia grammatica che rischia di riabilitare i canoni di una Sacra corona ‘sociale’, diffonderne il consenso. Non a caso torna a ritagliarsi un ruolo adesso, nel momento in cui la quarta mafia è riuscita a scivolare sottopelle grazie a quello che Motta, in un’allarmante definizione, ha definito “assuefatto disinteresse della popolazione alla presenza criminale”. Ora più di allora.