Un gruppo fondamentalista alleato dello Stato Islamico ha assaltato un impianto petrolifero della Total in Libia e nel raid – secondo fonti ufficiali libiche smentite però da Parigi – sarebbe stato rapito un francese. Il portavoce dell’esercito regolare libico, Ahmed El Mesmari, ha riferito che fondamentalisti islamici della formazione Ansar al Sharia hanno attaccato l’impianto per l’estrazione di greggio di Mabrouk, circa 170 chilometri a sud della di Sirte, città natale e un tempo roccaforte di Gheddafi. “Tre persone, tra cui un lavoratore francese, sono stati rapiti”, ha sostenuto il colonnello, corretto però da Parigi: “Non ci sono occidentali, non ci sono francesi, tra le vittime” dell’attacco all’impianto, ha detto il portavoce dell’esecutivo, Stéphane Le Foll.

Del resto il sito è ormai gestito dalla Mabrouk Oil Operation, un’impresa guidata dalla compagnia petrolifera nazionale libica” (il Noc) e la produzione era già stata fermata nel dicembre scorso (quindi ai tempi della chiusura del porto petrolifero di Sidra). Vari media, tra cui il sito del quotidiano francese Les Echo, ricordano inoltre che tutto il personale del gruppo francese era stato ritirato nel 2013 a causa del peggioramento delle condizioni di sicurezza nella Libia del dopo-Gheddafi.

Lo stesso quotidiano peraltro accredita la notizia del rapimento di “tre stranieri”, anche se probabilmente non occidentali. Una fonte diplomatica francese citata dal sito di Le Monde precisa in effetti che nell’impianto attualmente lavorano 56 persone, fra libici e filippini. E proprio un filippino, secondo fonti libiche, sarebbe fra i rapiti. In tutt’altro contesto, a Tripoli, dal 6 gennaio scorso è irreperibile, e quindi si teme vittima di un rapimento, il medico catanese Ignazio Scaravilli.

Le contraddittorie informazioni sull’impianto della Total giungono assieme a segnalazioni di nuovi violenti scontri armati con decine di morti in due giorni nelle aree di Derna, Sirte e Bengasi. I più preoccupanti, come sottolineato dalla Missione di supporto dell’Onu in Libia in un comunicato, sono stati però quelli di martedì nella “Mezzaluna petrolifera” sul Golfo della Sirte, perchè violano impegni al cessate il fuoco assunti di recente per favorire i negoziati di pace avviati a Ginevra.

Nel marzo scorso sempre in Libia sono stati rapiti i tecnici italiani Marco VallisaGianluca Salviato, entrambi liberati a novembre. Martedì almeno 11 soldati libici sono stati uccisi e altri 25 sono rimasti feriti in una giornata di scontri con gruppi di militanti a Derna, nell’est della Libia, zona controllata da gruppi militanti legati allo Stato islamico e ad al-Qaeda. “Pesanti combattimenti tra l’esercito libico e militanti islamici sono scoppiati dopo che le truppe hanno cercato ieri di entrare nella città controllata dagli insorti”, ha riferito il portavoce delle forze armate libiche Ahmed Al-Mismari.