La sconfitta in Coppa Italia apre ufficialmente la crisi della Roma. 5 pareggi nelle ultime 6 giornate di campionato, l’unica vittoria del 2015 l’1-0 in trasferta a Udine il giorno dell’Epifania, 9 gol nelle ultime 10 partite e, soprattutto, una preoccupante involuzione a livello di gioco. La fotografa dell’attuale situazione sono i giocatori che, al fischio finale dello 0-2 casalingo contro la Fiorentina, ascoltano a capo chino sulla pista d’atletica dell’Olimpico i rimbotti della Curva Sud. Chi oggi si fosse messo ad ascoltare le invettive delle potenti radio locali, in grado di incidere e condizionare l’umore di un’intera città, aveva solo l’imbarazzo della scelta: su un canale si attribuiva ogni responsabilità al peso del vecchio Totti, sull’altro si attaccava a testa bassa la conduzione tecnica di Garcia, su un altro ancora si salvavano squadra e allenatore per inveire contro la società.

Se è vero ogni radio agisce per specifici e personali interessi, e cerca di fidelizzare gli ascoltatori differenziandosi dalla concorrenza, questa ecumenicità di giudizio dimostra quanto sia difficile trovare un unico responsabile a questa situazione. Della squadra che all’inizio dello scorso campionato, e poi di nuovo in primavera e agli albori di questo, faceva luccicare gli occhi ai tifosi grazie a un gioco dinamico, riconoscibile e innovativo, è rimasto poco o nulla: la manovra è lenta, involuta, i giocatori sembrano avere mollato, l’ambiente è in preda al nervosismo. Uscita dalla Champions e dalla Coppa Italia, costretta in campionato a guardarsi alle spalle dalla crescita del Napoli (4 punti sotto) piuttosto che sperare in un crollo della Juve (7 sopra), l’unica consolazione rimasta è il raggiungimento dei sedicesimi di Europa League: troppo poco.

Le responsabilità possono essere divise. La dirigenza ha speso molto (86 milioni a fronte di 42 di entrate, più di tutti in Italia) ma forse non così bene, avendo lasciato scoperti alcuni ruoli, gli esterni di difesa, e ritardato alcuni acquisti, Ibarbo arrivato pochi giorni fa quando Gervinho mancava da un mese per la Coppa d’Africa. Un ambiente che per due volte, a gennaio dello scorso anno e poi a ottobre, è crollato dopo la sconfitta con la Juve: tramutando tre punti persi in una débâcle pisco-emotiva. Un tecnico che non prova rimedi tattici e insiste su un modulo che al secondo anno è più prevedibile. Oltre al fatto che, laureato in scienze motorie con una tesi sulla preparazione fisica, dopo aver sempre fatto della tenuta atletica delle sue squadre il punto di forza, cambia preparatore e si ritrova con 20 infortuni muscolari a metà campionato. Una squadra nascosta dietro al carisma di Totti e che al dunque si ritrova incapace di esprimere leadership alternative.

Se il futuro sportivo della Roma si capirà già da domenica prossima a Cagliari, quello economico è ancora più interessante. Detto delle alte spese di mercato, a giugno serviranno altri 30 milioni solo per riscattare Ibarbo, Nainggolan, Paredes e Astori. E andranno pagate le rate di Doumbia (14,5). Con un bilancio depositato a giugno 2014 con una perdita consolidata di 38,6 milioni di euro e con 132 milioni di debiti, ecco che Pallotta ha pronta la mossa Thohir: affidare il rifinanziamento all’emissione di bond. Nel caso specifico il prestito obbligazionario del valore di circa 200-250 milioni sarebbe emesso da Goldman Sachs attraverso la vendita dei bond a banche e fondi d’investimento estero, che a loro volta ci guadagnano dai lucrativi tassi d’interesse.

Qui si aprono due questioni. La prima è che questi interessi dovrà poi trovare il modo pagarli la AS Roma (attraverso lo stadio?). La seconda è che come nel caso di Thohir, che ha creato ex novo la Inter Media and Communication (finanziata da bond per 230 milioni), anche Pallotta è in procinto di creare la newco Asr Media Sponsorship, di proprietà della AS Roma che lui stesso controlla. Questa nuova società sana e virtuosa potrebbe poi servire per ripagare i debiti che As Roma ha nei confronti dello stesso Pallotta (83 milioni sui 132 totali) dopo l’uscita di Unicredit. Una mossa del cavallo, come quella di Thohir con l’Inter, che somiglia tanto alle operazioni di acquisto a costo zero delle squadre di calcio: il leverage buy out di cui sono stati maestri i Glazer a Manchester. E che fanno temere la prossima esplosione di una bolla speculativa anche nel calcio europeo.

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