I retroscena sull’elezione del nuovo capo dello Stato. L’atteggiamento e le scelte future degli avversari e degli alleati politici. Le prossime mosse del governo. Il Patto del Nazareno. La legge Salva-B. sulla delega fiscale. Ma soprattutto le riforme. E’ un Matteo Renzi a tutto tondo quello che, ospite da Bruno Vespa a Porta a porta, ha parlato a 360 gradi nel giorno in cui è stata ratificata, con il giuramento di Sergio Mattarella, la sua più grande vittoria politica.

“E’ finito il potere di veto dei partitini” – E proprio di politica ha parlato il premier, mettendo in chiaro alcuni aspetti, primo fra tutti il suo rapporto con gli altri partiti dell’arco parlamentare. M5s? “Sono due anni che i loro voti sono fermi lì con i deputati che dicono no a tutto. Oggi alla fine hanno applaudito Mattarella, vuoi vedere che è la volta buona? Io ci spero”. Nessuna speranza di poter fungere da bastiancontrari, invece, per i piccoli partiti. Almeno a sentire il leader del Pd. “Se si vuole discutere, bene, si discute. Ma il potere di veto non esiste più” ha detto Renzi, secondo cui “se c’è da chiarirsi ci si chiude in una stanza e si parla. Ma con gli italiani si parla di cose concrete, non della corrente interna a Pd, Ncd, Sc, se esiste ancora…”.

“Dentro Patto Nazareno? Italicum, Regioni e Senato” – Il presidente del Consiglio, poi, ha rimpinguato la letteratura politica sui reali contenuti dell’accordo con Forza Italia stretto nella sede del Pd. “Il patto del Nazareno prevede tre cose – ha spiegato Renzi – Una legge elettorale dove chi vince vince davvero; una messa a posto alle Regioni alle quali diamo una sistematina; il superamento del Senato attuale”. Nessun accordo circa il Colle, insomma, nel Patto del Nazareno. Ma un pensierino postumo Renzi lo aveva fatto: “Volevo fare l’accordo sul Quirinale ma quando ho visto che Mattarella era il più forte, ho detto a Berlusconi di sostenere Mattarella: qualcuno dei suoi gli ha detto sì, altri no, erano indecisi”. “Abbiamo fatto veloce – ha rivendicato – C’era una convention quotidiana dei gufi che scommetteva sul nostro fallimento sul presidente della Repubblica”. Il premier, tuttavia, ha ribadito ancora una volta che non è sua intenzione rompere con Forza Italia, dalla quale, però, non vuole subire nessun tipo di condizionamento. “Difendo il fatto di parlare con Forza Italia, perché le riforme si scrivono insieme – ha detto Renzi – E se Grillo uscisse dalla fase di autoisolamento cui sta costringendo i suoi deputati, sarebbe perfetto”. E se Berlusconi si sfilasse? “Sarebbe un elemento di dispiacere, ma le riforme si fanno lo stesso”. “Secondo me FI – ha continuato Renzi – fa un errore, e se io potessi dare un consiglio a Berlusconi gli direi ‘ti vuoi decidere?'”. A sentire il segretario dem, inoltre, il leader azzurro “soffre per la presenza al suo fianco di strateghi che gli dicono che le riforme non sono importanti e che servono solo per ricattare Renzi su altro. Ma le riforme – ha concluso Renzi – non servono solo a me, servono anche a lui e Berlusconi dovrebbe metterci il cappello sopra”.

“Norma Salva-B.? E’ una leggenda metropolitana” – La depenalizzazione del 3% di evasione, ovvero la norma ribattezzata ‘salva-Berlusconi’ per Renzi “è una di quelle leggende metropolitane che non recuperi più. Berlusconi non c’entra niente, lui è stato condannato”. Il presidente del Consiglio, poi, ha anche scherzato: “Berlusconi terminerà la sua pena l’8 marzo, festa della donna, ché lui è appassionato della materia”. Quello che conta per l’ex Cavaliere è la Severino, ha precisato il premier, “e noi la Severino non la tocchiamo. Con le nostre norme chi ha sbagliato paga di più”.

“Cambiare la delega fiscale? Vedremo” – Eppure l’accusa nei confronti del governo è quella di voler salvare gli evasori. “Ma di che parliamo? Il sistema fiscale non funziona, io propongo di semplificarlo” ha sottolineato il premier, secondo cui la soglia del 3% di non punibilità non è tagliata su misura per l’ex Cavaliere ma “riguarda molte persone: se la manterremo, non permetterà di non pagare, ma al contrario farà pagare il doppio”. Poi la spiegazione: “Alziamo la sanzione penale, per cui quando becchiamo il grande evasore lo accompagniamo in carcere e quando ha finito esce – ha spiegato – Se però l’evasore sbaglia con una piccolissima differenza tra quello che doveva dare e quello che ha dato, se lo fa per errore o perché giudica male, lo facciamo pagare il doppio”, eliminando però la sanzione penale. Le polemiche tuttavia restano, specie dopo che il premier ha congelato la norma e non ha escluso cambiamenti: “Se la manterremo, vedremo. Ma non voglio impormi a tutti i costi: ragioneremo, discuteremo, vedremo come si fa negli altri Paesi”.

“Sono pronto al voto di fiducia sul dl Banche Popolari” – Sulla riforma delle Popolari, poi, il premier è tornato a ribadire la necessità del decreto che punta a trasformare le dieci più grandi banche popolari in Spa entro 18 mesi. Istituti che per il presidente del consiglio “hanno snaturato il concetto di banca popolare di una volta, fondate sul solidarismo cattolico“. “E’ giusto – ha spiegato – che chi mette più soldi abbia più diritti”. Con questa riforma “si supera un modello di banca molto legato a interessi territoriali perché una parte di banche locali hanno combinato pasticci. E li hanno combinati perché ci sono reticolati di amicizie. Uno come Bazoli – ha concluso – che non ci risparmia critiche, ha detto che su quelle banche era giusto intervenire”.