Tre grandi interrogativi aleggiano sul sistema televisivo.

ciao rai coverIl primo riguarda se e quando il governo farà la riforma della tv ancora disciplinata dalla legge Gasparri. La riforma dovrebbe riguardare la disciplina del conflitto d’interessi, che tanti danni ha creato al sistema Tv e ai processi democratici del paese. Ci sarebbe poi da introdurre una normativa Antitrust, che permetta una vera competizione nel mercato, fin ora dominato dagli oligopoli. Si dovrebbe contenere il numero di reti generaliste in possesso da ciascun operatore, e disciplinare gli intrecci fra i vari mezzi, fra la Tv generalista e la Pay, e fra la Tv in generale e la stampa. Deve essere realizzata infine la riforma della Rai. Di essa bisognerebbe definire compiti e limiti, in modo da avere, se mai sia possibile, una Tv pubblica “educata”, rispettosa di tutte le opinioni e svincolata dai partiti.

La riforma del sistema dell’informazione ha la stessa importanza delle riforme istituzionali. Anch’essa contribuisce al processo di modernizzazione del paese. Solo un’informazione libera permette di far emergere nuove energie dalla società. È dimostrato il nesso diretto fra l’andamento del Pil e il livello delle libertà.

Sarà attuata la riforma della Tv? Dubitiamo: il “partito delle televisioni” è sempre ben saldo al governo. Semmai l’unica preoccupazione dei partiti sarà, come il solito, l’occupazione della Rai.

Il secondo interrogativo riguarda l’ipotesi, riportata da vari giornali, che Mediaset possa disimpegnarsi dalla pay, per le difficoltà che incontra nella competizione con l’altro player, Sky, di dimensioni più grandi: 2.369 milioni il ricavo da abbonamenti nel 2013 di Sky, 552 milioni il segmento pay di Mediaset. Il fatto che l’11% di Mediaset Premium sia stato di recente ceduto alla iberica Telefonica ne sarebbe un’indiretta prova.

In effetti, la dimensione del mercato della pay, che registra dal 2011 “una contrazione dei clienti per effetto della difficile congiuntura“ (bilancio Mediaset), ha difficoltà a mantenere due operatori forti, a causa degli alti costi dei diritti, in particolare quelli del calcio. Considerando però il declino della Tv free, la pay ha ancora ampi spazi di crescita (gli abbonati alla pay non arrivano al 30% delle famiglie, soglia ampiamente superata negli altri paesi). Mediaset ha voluto, Agcom compiacente, entrare nella pay e ritengo, al contrario delle ipotesi circolate sulla stampa, che difficilmente ne uscirà.

Il terzo interrogativo riguarda Telecom, o meglio la sua rete di cavi. Una rete ancora antiquata che non ha permesso di sfruttare al meglio le potenzialità di internet, come la Web Tv. Sul digitale terrestre si sono spese risorse pubbliche e private non indifferenti, nulla invece sulla rete di nuova generazione per la banda larga. Circola l’ipotesi che vedrebbe anche Mediaset (oltre a Vodafone, Fastweb, Metroweb) interessata a entrare nel business della rete Telecom, che potrebbe essere anche scorporata dall’azienda (vedi al riguardo un recente articolo de il Fatto Quotidiano). È necessario considerare però che, se per un verso la nuova rete di distribuzione via cavo per la banda larga è il futuro sul quale è bene attivare tutti i soggetti interessati, a iniziare dagli operatori delle telecomunicazioni (compresa ovviamente la stessa Telecom), per l’altro va attentamente considerato il rischio che questo processo porti alla compressione della concorrenza, poiché uno stesso operatore, come sarebbe nel caso di Mediaset, avrebbe il predominio sui contenuti e una presenza forte anche sulla rete di distribuzione.