Ed è ancora Seattle, anzi no….Vince New England in un finale talmente pieno di rovesciamenti di fronte e colpi di scena che si rischia addirittura di far terminare il Superbowl con una mega rissa. Un finale incredibile (28 a 24), che ha fatto impazzire ogni singolo appassionato di football americano. Negli impossibili due minuti conclusivi, i New England Patriots vincono il loro quarto Superbowl su sette “apparizioni” in finale, il primo nell’ultimo decennio.

Russel Wilson, il quarterback di Seattle, eroe della stagione scorsa e dei playoff di quest’anno, commette un errore pazzesco, facendosi intercettare sulla linea di meta, poco dopo aver compiuto un miracolo vero e proprio, portando i suoi ad un millimetro dal ripetersi come campioni. Ed invece, ricevuto l’ordine dalla panchina di non dare la palla al running back Marshawn Lynch, la soluzione più ovvia e sicura, vista la qualità del soggetto, Wilson decide di lanciare un pallone sbagliato sin dall’inizio,finendo nella polvere dopo essere stato ad un millimetro dal paradiso. Come recita un antico adagio dello sport Usa “l’attacco vende i biglietti, la difesa vince le partite”, così lo stesso sembra coniato proprio per questa partita dove gli attacchi hanno fatto il loro dovere ma le difese hanno fatto la differenza. Che poi, l’ultimo gioco di Seattle sia stata una vera e propria follia tecnica, è un dato di fatto, come però la realtà che la difesa dei Pats sia stata reattiva in maniera eccellente, quando, dopo tre ore di botte, i riflessi possono anche abbassarsi.

Gli oramai ex campioni della NFL hanno infatti una difesa formidabile che garantisce ad un attacco pur eccellente di avere meno preoccupazioni del necessario, ma questo non è bastato a farli capitolare. Era stato proprio questo ragazzino del Wisconsin, negli ultimi secondi del primo tempo, quando il mondo intero aspettava l’esibizione di Katy Perry per l’intervallo, a ribaltare un tavolo che sembrava già bello che apparecchiato. Un suo incredibile drive, fatto di corse (sue) passaggi e di nuovo corse (del runner Lynch) aveva portato a Seattle la meta che sembrava aver completamente cambiato l’esito della partita.

Fino lì i Pats, che avevano appena segnato un touchdown fabbricato alla perfezione dal “collega” di Wilson, Tom Brady (nella foto), che finirà come MVP (Most Valuable Player ) della partita, con quattro passaggi da touchdown in tasca, avevano tenuto senza troppi sforzi, il pallino della gara, poi, tutto è mutato, in un amen, per farci arrivare ad un finale che entrerà nella storia.

Pensate che lo stesso Wilson, sino a quella meta in una manciata di secondi, non era praticamente mai riuscito a lanciare,andando addirittura in terreno negativo con le yards conquistate. Dopo l’intervallo il cosiddetto “momentum” del match è proseguito con i Seahawks che sono tornati sul prato dell’University of Phoenix stadium con una meta che, aggiunta ad un successivo calcio da 3 punti, ha regalato loro un parziale di 17 a 0 che poi è stato quello che ha portato ad un finale così spettacolare.

Sembrava non bastare la reazione di un grandissimo campione come Tom Brady, per riportare l’incontro su una parità che poteva anche essere possibile. La sua grande classe è arrivata invece nel drive decisivo della partita, quello con i Pats sotto nel punteggio. Pensate che, su 4 Superbowl vinti, Brady per quattro volte ha cucinato un finale da bacheca, portando i Patriots alla meta decisiva. Per ribaltare nuovamente il tutto. Favorita all’inizio del campionato, alle porte dei playoff e prima del Superbowl, Seattle non ha mantenuto le promesse, perdendo il suo secondo titolo, quando sembrava davvero averlo già in mano. I Seahawks, comunque, rimarranno sicuramente ai vertici, visto la stato contrattuale (e la salute) dei suoi giocatori principali. New England,che invece da oramai da anni vieni data come troppo vecchia per vincere, ha continuato in un percorso che,oggi come oggi , la pone al livello di San Francisco, Dallas e Pittsburgh, le squadre che più di ogni altra, hanno lasciato il segno nella storia del football americano.