Matteo Renzi ci ricasca. E la Corte dei conti lo boccia di nuovo. Ancora una volta per via di una nomina, in una casella importante del sistema di potere di una Regione che gli sta particolarmente a cuore, la Toscana. Una nomina che coinvolge stavolta non una persona qualsiasi, una sconosciuta, ma addirittura una ex parlamentare non rieletta alle ultime elezioni del 2013.

Poltrona per l’ex
La parlamentare in questione si chiama Rosa De Pasquale ed è stata deputata per il Partito democratico, fino al 2013. Alle ultime politiche è stata ricandidata dopo aver partecipato alle primarie del Pd, ma inserita al ventinovesimo posto della lista in Toscana, non ce l’ha fatta a riconquistare il seggio. Da qui la nomina (per tre anni) il 4 settembre scorso, con apposito decreto del presidente del Consiglio dei ministri, a dirigente generale dell’Ufficio scolastico regionale della Toscana. Ebbene, pochi se ne sono accorti, ma il 30 dicembre, concedendo un clamoroso bis dopo la bocciatura di un’altra nomina fortemente voluta dal presidente del Consiglio, quella di Antonella Manzione, ex capo della polizia municipale di Firenze, alla guida del delicatissimo Dipartimento per gli affari giuridici legislativi  di Palazzo Chigi (coinvolto poi nel pasticcio del decreto fiscale detto Salva Berlusconi), la Sezione centrale di controllo di legittimità sugli atti del governo e delle amministrazioni pubbliche ha respinto anche il nome della De Pasquale.

Facciamo Miur 
Il ministero dell’Istruzione ha fatto appello alla sua “comprovata qualificazione professionale, in particolar modo in materia di contenzioso del personale della scuola, evidenziando approfondite conoscenze della legislazione in materia di istruzione”. Anche la circostanza che la “dott.ssa De Pasquale è abilitata all’esercizio della professione forense, avendo, tra l’altro, svolto la pratica legale presso l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Firenze” è servita a poco. Così come le altre buone ragioni addotte a suo favore: per esempio, il fatto che è stata dirigente “dell’Ufficio IX della Direzione generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana, con reggenza dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Firenze”; la “conoscenza delle peculiarità della Regione”, così come non ha giovato il fatto che la De Pasquale “ha svolto dal 2008 al 2013 il proprio mandato parlamentare presso la VII commissione permanente della Camera dei deputati – Cultura, Scienza e Istruzione”. Un titolo che il Miur richiama per sottolineare come “anche l’esperienza di natura politica a così elevati livelli istituzionali in materia di istruzione, seppur non direttamente attinente al conferimento dell’incarico in oggetto, offra garanzie nella gestione dei rapporti istituzionali di alto profilo con la Regione Toscana”.

Scure dei magistrati
Tutto inutile. La Corte dei conti si è rivelata sorda a tutte le motivazioni portate a sostegno della nomina. “La pur nutrita serie di argomentazioni articolate dal Miur”, spiegano i giudici, “non dà evidenza di quell’elemento di aggiuntività rispetto alle funzioni istituzionali e/o ordinarie” richiesto “quale presupposto per l’attribuzione dell’incarico dirigenziale a soggetto esterno ai relativi ruoli”. Possibilità che, sottolineano i magistrati contabili, la legge consente “solo nell’ipotesi in cui tale qualificazione non sia rinvenibile nell’ambito del personale dirigenziale dell’amministrazione” anche per “ragioni di contenimento della spesa pubblica”. Per l’incarico assegnato alla De Pasquale “hanno presentato la propria candidatura 25 dirigenti di seconda fascia dei ruoli del Miur e 3 dirigenti di seconda fascia, che già avevano ricoperto in precedenza incarichi di direzione generale”. Ma “ritenendo la conoscenza delle peculiarità della Regione requisito necessario per l’assolvimento dell’incarico” vengono prese in considerazione solo le domande “dei dirigenti già in servizio sul territorio toscano o con pregresse esperienze di servizio in Toscana”.

Procedura viziata
E così, mentre nove candidati vengono nominati ad altri incarichi dirigenziali generali, la rosa degli aspiranti si riduce drasticamente “ad un unico candidato” che difetta però di “competenza specifica sulle materie di gestione del contenzioso del personale della scuola”. A questo punto non resta che attingere all’esterno e spunta il nome della De Pasquale. Per effetto di una procedura valutativa “promiscua”, cioè rivolta contemporaneamente “ai dirigenti interni e all’esterno”, che “non appare in linea con il dettato” normativo. Motivi per i quali la Corte dei conti non ha potuto fare altro che ricusare “il visto e la conseguente registrazione del provvedimento” di nomina.