Anche il processo a carico dell’imprenditore Stefano Bonet e del commercialista Paolo Scala sul presunto riciclaggio degli ormai famosi 5,7 milioni di euro di fondi della Lega Nord, che l’ex tesoriere Francesco Belsito avrebbe usato per investimenti a Cipro e in Tanzania, è stato trasferito dal Tribunale di Milano a quello di Genova. La Lega Nord, lo scorso novembre, ha rinunciato a essere parte civile nei processi.

Già nelle scorse settimane un’altra tranche importante del procedimento sulla gestione dei fondi del Carroccio, quello sulla presunta truffa sui rimborsi elettorali ai danni dello Stato da circa 40 milioni di euro, era passata dal capoluogo lombardo a quello ligure su decisione del gup. I giudici della VII sezione penale di Milano, davanti ai quali erano stati rinviati a giudizio Bonet e Scala, hanno decretato, accogliendo le richieste dei difensori Giuseppe Prencipe e Pierluigi Bonafin, l’incompetenza del Tribunale milanese e disposto la trasmissione degli atti ai magistrati genovesi.

Secondo il collegio, infatti, per il reato di riciclaggio commesso all’estero va individuato “l’ultimo luogo” in Italia dove è avvenuta l’ultima parte della condotta criminosa. E i capitali della Lega, prima di essere trasferiti sui conti in Cipro e Tanzania, erano “depositati” su due conti presso un’agenzia genovese della Banca Aletti. E non bastano, secondo il Tribunale, a radicare la competenza a Milano “gli incontri” nel capoluogo lombardo e la “fase di ideazione del reato”. Tra l’altro, secondo i giudici, la contestazione più corretta a carico di Bonet e Scala sarebbe l’appropriazione indebita di quei fondi in concorso con Belsito. Reato per cui sarebbe comunque competente Genova.

Mantenendo ferma, in ogni caso, l’imputazione della Procura di Milano per riciclaggio, i giudici hanno trasferito gli atti a Genova, dove già sono stati trasmessi quelli sulla presunta truffa contestata all’ex segretario del Carroccio Bossi, a tre ex componenti del comitato di controllo di secondo livello della Lega e a Belsito. A Milano è rimasto, dunque, soltanto il processo, cosiddetto ‘The Family’, a Bossi, ai suoi due figli Renzo e Riccardo e all’ex tesoriere del Carroccio, accusati di appropriazione indebita per le presunte spese personali con i fondi della Lega.