Il tribunale di Cuneo ha condannato il consorzio Patti Chiari e la Banca Regionale Europea (gruppo Ubi) a risarcire oltre 80mila euro più le spese legali a un risparmiatore cuneese che nel dicembre 2005 ha investito in obbligazioni emesse da Lehman Brothers, fallita tre anni dopo. “La decisione è stata presa perché il risparmiatore non era stato informato per tempo dalla banca dell’elevato rischio delle obbligazioni, reclamizzate con il massimo dell’affidabilità dal consorzio”, spiega Elio Lannutti dell’Adusbef. Anzi, secondo Lannutti la banca, che utilizzava appunto il “marchio di qualità” concesso da Patti Chiari, si è “ben guardata dall’informare entro due giorni i clienti dell’aggravamento del livello di rischio dei bond acquistati in modo da venderli in tempo utile”. Comportandosi così in modo incompatibile con l’obiettivo del consorzio, che era, in teoria, offrire ai risparmiatori un servizio informativo fondato su valori di chiarezza, comprensibilità e comparabilità del prodotto.

Patti Chiari, nato nel 2003 su iniziativa dell’Associazione bancaria italiana (Abi), è arrivato al capolinea lo scorso novembre, dopo essere finito più volte nel mirino delle associazioni dei consumatori perché tra i titoli segnalati come sicuri sul suo portale ne figuravano molti poi risultati “tossici”. “La sentenza è storica – sostiene l’avvocato Giuseppe Di Dio, che ha seguito la causa con Sebastiano Zuccarello e Giovanna Pellegrini – perché a sei anni dal crack di Lehman Brothers è la prima volta che il consorzio dell’Abi Patti Chiari subisce una condanna”.