Un copione che si ripete, troppo spesso. Sempre le stesse battute a designare l’incredulità, l’impossibilità che tutto ciò che hai sentito, sia avvenuto proprio nel tuo paese. E questa notizia che si rincorre di bocca in bocca nelle strade, non può essere vera. “An gà crad”, “Non ci credo” inizia uno e l’altro: “Non l’ho mai votato, ma ho stima di lui e quando c’era bisogno, lui c’è sempre stato”.

Così a Scandiano, un paese poco distante da Reggio Emilia, si commenta l’arresto di Giuseppe Pagliani avvocato e consigliere comunale di Forza Italia, all’interno della maxi operazione “Aemilia” che in questi giorni ha inferto un duro colpo al cuore della ‘ndrangheta.

Del resto il padre Sandro -tra i più importanti imprenditori soprattutto nel commercio delle vacche- ha sempre aiutato tutti. Al giornalista Adriano Arati un paesano risponde: “Speriamo che l’inchiesta scagioni Pagliani, non mi sembra quel tipo di persona. È vero che i soldi gli sono sempre piaciuti, negli ultimi tempi credo avesse aumentato gli affari, aveva tante auto, ma non avrei mai detto che c’entrasse qualcosa con dei mafiosi”.

E qui sta il punto. Non bisogna parlare di ‘ndrangheta, anche se è dal lontano ’82 -quando il boss Antonino Dragone venne mandato al confino- che si è insediata, radicata e sviluppata trasformandosi in una “mafia imprenditrice”.

Un copione che si ripete dunque, troppo spesso. Lo abbiamo visto andare in scena anche lo scorso settembre a Brescello, guarda caso sempre in provincia di Reggio Emilia. Questa volta l’attore è il sindaco del Pd, tuttora in carica, Marcello Coffrini che in un’intervista ha definito “educato, gentile e composto”, Francesco Grande Aracri condannato in via definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso nel 2008.

E anche qui, quasi tutti coesi a definire il sindaco Coffrini come una persona integra e di fiducia, così come è sempre stato anche suo padre, l’ex sindaco al potere per 20 anni: quella dichiarazione, per molti, è solo frutto di ingenuità.

Nel paese in cui sono state girate le vicende di Peppone e Don Camillo -il film tratto dai racconti di Giovannino Guareschi- i brescellesi hanno infatti scelto da che parte stare, partecipando numerosi alla manifestazione di solidarietà per Coffrini: manifestazione organizzata – a volte la realtà supera purtroppo la fantasia – dal sindaco stesso. E lo ha scelto anche il parroco, don Evandro Gherardi, che in chiesa scandisce per tre volte: “Brescello non è mafiosa. Brescello non è mafiosa. Brescello non è mafiosa”.

La maggior parte delle persone reputa che la colpa sia dei giornalisti che, con i loro articoli rovinano l’immagine di un paese; un tempo questo si credeva al sud, oggi invece è credenza comune al Nord. Mai nessun tono polemico dunque, mai nessuno – salvo rare eccezioni- a gridare la propria indignazione. Più semplice non credere a ciò che sta succedendo. Del resto di infiltrazioni mafiose meglio non parlarne, meglio mettere la testa sotto la sabbia, nell’ attesa – sicuramente breve- che tutto venga dimenticato.

Già, perché ci sarà di nuovo qualche polverone che si solleverà altrove, si spera il più lontano possibile. E allora si potrà tornare a fare sogni tranquilli.