Nessun riferimento a Charlie Hebdo al Carnevale di Viareggio, città che da oggi fino alla fine di febbraio sarà la patria della satira. Per ragioni di ordine pubblico su nessun carro di cartapesta potrà essere esposta una maschera o una scritta che ricordi il settimanale satirico parigino, nella cui sede, lo scorso 7 gennaio, i fratelli Kouachi hanno massacrato 12 persone. Lo hanno rivelato a ilfattoquotidiano.it i carristi al lavoro negli hangar della Cittadella del Carnevale a poche ore dall’apertura dei corsi mascherati, che ogni anno richiamano sui viali a mare della cittadina toscana centinaia di migliaia di spettatori da tutto il mondo.

video di Max Brod

I carristi: “Lo capiamo, ne va della sicurezza delle persone”
“E’ una disposizione della Fondazione Carnevale, che ha girato la comunicazione della Pefettura di Lucca. Io ho un contratto da rispettare con la Fondazione, quindi devo attenermi a ciò che decide” spiega a ilfattoquotidiano.it il costruttore Alessandro Avanzini, 6 volte vincitore negli ultimi 10 anni. Alla sua voce si aggiunge quella di Fabrizio Galli, rappresentante dell’Assocarristi e decano della cartapesta, che afferma: “Non è censura, è una scelta di buon senso e in questo momento mi sento di condividerla. Noi lavoriamo per la Fondazione Carnevale, se loro danno delle indicazioni siamo tenuti a rispettarle. Il Carnevale ha una responsabilità diversa rispetto a una rivista satirica. Noi facciamo dei carri che portiamo in mezzo a 100mila persone, ogni carro contiene 200 maschere sopra. C’è una responsabilità generalizzata nel coinvolgimento di molte persone. Un conto è se io faccio una vignetta, la pubblico e vengono a cercare me. Un altro se io porto un mio carro in una manifestazione tanto importante e metto a rischio anche gli altri”. Dalla fondazione Carnevale e dalla Prefettura di Lucca non arrivano né conferme né smentite. Sembrano aver accettato l’ordine anche i due carristi italo-francesi Gilbert Lebigre e Corinne Roger, da sempre i meno allineati tra tutti i costruttori. “E’ questa la nostra satira” risponde il maestro a ilfattoquotidiano.it indicando alle sue spalle la mastodontica costruzione nascosta nell’hangar e sulla quale come formiche si arrampicano gli operai per ultimare i dettagli prima del corso di apertura.

Non è la prima volta che Viareggio ha paura di attentati islamisti
“Non è la prima volta che accade una cosa simile” commenta a ilfattoquotidiano.it il giornalista viareggino Simone Pierotti, che con una tesi sul rapporto tra satira e censura nel Carnevale di Viareggio si è laureato. “Nel 2009 – ricorda il cronista – il doppio carro intitolato ‘In nome di chi?’ di Carlo Lombardi e Roberto Vannucci, composto da due strutture che sfilavano una contrapposta all’altra, avrebbe dovuto raffigurare da una parte il Cristianesimo, simboleggiato da un Papa, dall’altra l’Islam, rappresentato da un musulmano, entrambi armati di spade. Doveva essere un messaggio di pace, come è nello stile del Carnevale, con i figuranti che si sfidavano a colpi di coriandoli. Ma il bozzetto fu cambiato. Al posto del Papa fu messo un crociato e al posto del musulmano, un mostro vagamente ispirato a Sauron del Signore degli Anelli”. Questo perché la Fondazione Carnevale, come ricorda lo stesso Pierotti, era stata allertata da un rapporto del Cesis, il comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza, secondo cui esisteva la possibilità di un attentato di matrice islamista ai corsi mascherati di quell’anno.

Quando la censura era politica e arrivava dalla Dc
Se negli ultimi anni a muovere i censori è stato l’allarme terrorismo, a mettere becco sui faccioni di cartapesta negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso è stata soprattutto la politica. Quella democristiana. “Nel 1963 Giovanni Lazzarini fece una mascherata di gruppo intitolata ‘Porcherie d’oggi’. Rappresentava dei maiali vestiti da chierichetti che celebravano il funerale di un cavallo. Doveva essere una polemica sullo scandalo alimentare degli insaccati taroccati con carne equina. La mascherata – racconta Simone Pierotti – fu sequestrata dopo il primo corso e Lazzarini accusato di vilipendio della religione di Stato, processato e condannato. Negli anni ’70 i carri che prendevano in giro la Dc venivano ripresi in modo molto frettoloso dalle telecamere della Rai, che nel 1954 aveva preso a fare la diretta. Nel 1974 il carro ‘Una bella covata’ di Silvano Avanzini ritraeva una chioccia con la faccia di Amintore Fanfani che covava dei pulcini, alcuni dei quali avrebbero dovuto indossare il fez, il copricapo fascista, ma questo dovette essere sostituito con la tuba, pena la squalifica e l’esclusione dai corsi mascherati”. Oggi non esiste più una censura politica simile. “Ma anche la satira è meno cattiva rispetto a quegli anni. I carristi degli anni ’60 e ’70 avevano vissuto in prima persona il fascismo, la loro satira fu una reazione alla censura subita troppo a lungo. I carristi di oggi appartengono perlopiù alla generazione cresciuta negli anni ’80, con un’idea di benessere illusorio che ci ha un po’ disorientato. E addolcito. E’ un cambiamento che non ha coinvolto solo il Carnevale, ma in generale la società” ammette il giornalista. L’entusiasmo dei viareggini per il Carnevale però non è mai diminuito. Anzi. “Negli ultimi anni i carri hanno inserito coreografie che danno un valore aggiunto. E’ un po’ come allo stadio: si va per la partita, ma le coreografie dei tifosi fanno parte dello spettacolo. I viareggini fin da novembre si trovano una sera a settimana per provare i balli da fare sotto e sopra i carri. Il Carnevale ha una forte aggregazione sociale: operai, avvocati, idraulici, ingegneri, persone divise nella vita di tutti i giorni, sono unite da un forte sentimento di condivisione. Come accade ai rioni, le feste notturne di quartiere che invadono le strade durante il mese del Carnevale: quando i dj mettono le musiche del Carnevale, tutti in strada si abbracciano” conclude Simone Pierotti.

La satira del 2015: Merkel, Renzi e Putin nel mirino
Come appare l’Italia nella satira viareggina del 2015? Un Paese illuso, morto di fame, vittima di inciuci bipartisan e succube della Germania. “Nel 2015 torna abbastanza prepotentemente la satira politica, che negli ultimi anni, a causa di continui cambiamenti al governo, aveva lasciato spazio alla satira di costume. Renzi è il bersaglio, rappresenta il potere: è presente in tutte le salse, anche in versione prestigiatore. Molti carristi lo abbinano alla figura di Berlusconi, come se fosse un suo alter ego. Come fa il carrista Alessandro Avanzini, che al premier accosta una maschera di Berlusconi per sottolinearne l’ambiguità e dire che l’uno è lo specchio dell’altro” spiega a ilfattoquotidiano.it Claudio Vecoli, giornalista de il Tirreno e autore di “Profili di cartapesta. Piccola enciclopedia dei costruttori del Carnevale di Viareggio dal dopoguerra a oggi” (Pezzini ed.).

Il carro, dal titolo “Avanti piano quasi indietro!”, ritrae Renzi a cavallo di una tartaruga scheletrica, rappresentazione di un’Italia ridotta all’osso e che va al rallentatore. La tartaruga rincorre una foglia di lattuga: sono gli 80 euro che il premier le sventola sulla testa, illusione di una ripresa economica irraggiungibile. “Un’altra novità di quest’anno – continua Vecoli – è l’affacciarsi della satira internazionale, protagonista in 2 carri su 10, quelli della coppia Lebigre-Roger e dei fratelli Cinquini. Nel primo, dal titolo ‘Il Grande Freddo‘, Putin, Obama e Xi Jinping sono tre clochard che si scaldano intorno a un mondo che va a fuoco, incenerito da guerre, finanza e inquinamento. Nell’altro c’è una grande Angela Merkel che partorisce tanti piccoli Renzi”. Il significato di questa maternità lo spiega a ilfattoquotidiano.it Umberto Cinquini, autore, insieme al fratello Stefano, del carro “Mutti la Grande Madre”. “Colui che non votò lo strappo da Mosca ha eletto in questi 15 anni un presidente del Consiglio a sua immagine e somiglianza e lo mandava a Berlino a chiedere consensi alla Grande Madre. Per cui ci sembrava normale che lei fosse ritratta come Grande Madre che partorisce, per questa volta, tanti piccoli Renzi. Ci sarà proprio un parto in diretta con tanto di doglie e di rottura delle acque” annuncia il costruttore. Che spera che il premier in carne e ossa si presenti alla tribune di piazza Mazzini per assistere alla sfilata. “Tutto sommato – riflette Cinquini – è una persona di grande spirito, farebbe bene a venire, perché, come diceva Andreotti, se non sei al Carnevale di Viareggio non conti niente. Andreotti è stato ritratto nella storia del nostro Carnevale più di 100 volte nell’arco degli anni, forse perché è durato più lui del Carnevale stesso. E Andreotti ne era felicissimo, è venuto tante volte a vedere il Carnevale di Viareggio, adesso tocca a Renzi”.