“Berlusconi ha fatto un errore strategico clamoroso: far approvare la legge elettorale prima dell’elezione del capo dello Stato”. Clemente Mastella, ha appena fondato un nuovo partito (il quinto in 20 anni), i Popolari del Sud, e osserva da lontano la corsa di Sergio Mattarella, suo compagno di corrente nella sinistra Dc, verso il Quirinale.

Un errore che Mastella, vecchia scuola demitiana, non avrebbe fatto…
“Accettando prima l’Italicum, l’ex Cavaliere è andato al tavolo delle trattative senza più frecce nel suo arco”.

Si è fidato di Renzi.
“Renzi ha già dimostrato in passato la sua spregiudicatezza. Come fai a fidarti di uno così? Gli ha preparato un bel trappolone, altro che… Ma a quel punto ha fatto il secondo errore”.

Quale?
“Di fronte al nome unico di Mattarella, doveva metterci sopra il cappello e dire: va bene, votiamolo subito fin dal primo scrutinio. Così ne sarebbe uscito quasi da vincitore”.

Se fosse al suo posto, ora che farebbe?
“Berlusconi può anche rispondere sì all’appello di Renzi. Ma poi deve riscrivere il patto del Nazareno. Inoltre deve riorganizzare il partito. La politica di FI finora l’ha fatta il premier”.

Perché Renzi ha scelto Mattarella?
“È un nome che gli serve per ricompattare il Pd: non poteva durare a lungo con la minoranza che gli spara contro un giorno sì e l’altro pure”.

Politica dei due forni?
“Renzi ha usato Berlusconi per piegare la sinistra Pd e la sinistra Pd per piegare Berlusconi”.

Lei Mattarella lo conosce bene…
“È ditta democristiana doc. Uomo della mediazione e del dialogo. Con lui è quasi impossibile litigare. Ha valori e principi cui tiene fede, ma non ha quella rigidità vanesia di uno Scalfaro. Non parla molto, ma lo fa quando serve. Se sarà eletto, interpreterà il ruolo in maniera più einaudiana“.

Nel centrodestra lo considerano un anti-berlusconiano doc.
“Le sue dimissioni dal governo per la legge Mammì non furono una sua scelta personale, ma un ordine di scuderia della sinistra Dc”.

Qualcuno dice che Renzi lo voglia lì in modo che non gli faccia ombra…
“Nessun grande leader o segretario di partito è stato presidente della Repubblica. Lo sono diventati sempre figure di seconda o terza fila. L’anomalia è un’altra”.

Quale?
“Anche alla luce della riforma elettorale, stiamo andando verso una sorta di presidenzialismo del premier. Che, non solo ha molti più poteri di prima, ma in questo caso ha deciso pure il capo dello Stato”.

di Gianluca Roselli