Ogni generazione ha una storia da raccontare: la propria. Spesso in totale discontinuità con quella della generazione precedente: cambiano i gusti, le aspirazioni, gli interessi, le condizioni, ed ove tra il “vecchio” ed il “nuovo” si acuisca un’apparente incomunicabilità e non si trovino punti di contatto né accordi per una civile convivenza, allora si ricorre allo scontro oppure si erigono muri di limite, di segregazione e di confine.

In questo episodio di Creativi di Fatto, il docente, concertista, compositore e produttore Vittorio Muò ci parla di uno dei tanti muri costruiti durante la nostra storia recente: non un muro di mattoni, di pietre o di cemento, bensì un muro culturale innalzato per distinguere la musica considerata solenne, sacra e regale dalla musica ritenuta dissacrante, profana e popolare. Attraverso Tchaikovsky ed i Beatles, il maestro Muò ci offre una testimonianza preziosa degli sforzi compiuti da una generazione di musicisti nel tentativo di riconoscere ed elevare la musica di innovazione sperimentale al rango della musica di tradizione classica.