Guerrieri veri. A loro vorrei dedicare questo post. Ho nel cuore uno di loro, Tiziano, che da giorni combatte per vivere circondato da un amore tangibile, forte, irruento che oltrepassa le barriere del virtuale attraverso le parole dei suoi genitori meravigliosi. Ho conosciuto questa famiglia solo virtualmente. Qualche contatto telefonico con una mamma con la quale ho colto un legame confidenziale al primo suono della voce.

Mi sono ritrovata a collegarmi per leggere la loro vita. Un esempio. Una lettura importante che mi ha arricchito moltissimo. Un quotidiano che ai più potrebbe apparire ai limiti di una vita degna, e che insegna, con un esempio chiarissimo, quanto questi limiti siano solo di alcuni.

Fotografie segnalate perché disturbavano l’ipocrita morale di alcuni. Un coro di solidarietà che è l’impronta del bene che esiste e si solleva per abbracciare una famiglia che davvero mi è entrata nel cuore.

Tre persone, tre guerrieri di amore. Il sorriso della mamma è un sorriso che sa di arcobaleno. Straripante l’amore che ci ho colto. Ho visto scorrere in queste mesi le immagini che ci hanno regalato: coppia unita, famiglia vera, gioia di vivere seppure nella quotidiana battaglia per la sopravvivenza. Ma ciò che di loro è bello davvero, è il loro Titto. Bellissimi quei sorrisi che hanno rischiarato tante giornate buie. Emozioni intense che mi riportano alla battaglia dei family care giver. Da poco sono rientrati da Bruxelles dove Maria Simona Bellini e alcuni altri genitori hanno consegnato le 32 mila firme raccolte in questi mesi. Azione estrema intrapresa a seguito della presa d’atto che in Italia abbiamo bisogno di una bella scossa.

Coloro che si stanno impegnando sotto ogni punto di vista per far riconoscere diritti di chi spesso, non può più neanche difendersi perché occupato in accudimenti inderogabili.

Genitori che non possono riposare mai. Genitori abbandonati al loro destino che per decenni subiscono lo schiaffo dell’indifferenza. Genitori che continuano a sorridere pieni di amore e di gioia nel cuore perché il loro figlio c’è. Sì, semplicemente. Alla faccia di coloro che per un votaccio o minimo problema subiscono ripercussioni estreme, io ho il privilegio di vivere con il loro esempio. Loro che mentre nutrono il loro figlio, o lo assistono durante una crisi, o sono svegli da giorni, se li chiami e chiedi aiuto ci sono. Sempre. E se hanno smesso di piangere, ti dicono di sorridere. Sfoderano tutto il loro coraggio e mentre ti aiutano, ti accorgi che c’è uno scambio emotivo che vi unisce. L’aiuto è sempre reciproco.

Ho imparato che l’aiuto arricchisce tutte le parte coinvolte. Mi ha commosso vederli a Bruxelles, mi ha dato tanta forza vedere che insieme si può. Ho letto molti pezzi sui care giver. Non sono una giornalista, non sono una professionista del settore. Sono una mamma che vive di grandi emozioni interiori. E sono qui a scrivere di loro in veste concreta e reale. Descrivendo l’emozione che ho vissuto nel poter ascoltare le ansie, le preoccupazioni, le umane incertezze tutte finalizzate a non sbagliare una virgola. Essi volevano rappresentare tutti noi. Volevano avere braccia così grandi da far passare il chiaro messaggio che a Bruxelles, come nei tribunali, non vi erano solo i presenti, ma soprattutto gli assenti. E credetemi, ci sono riusciti alla grande!

Da così lontano combattevano una battaglia per tutti noi, mentre tante famiglie con le unghie tiravano a sé la vita dei propri figli. È bello questo mondo che ho intorno. È fonte inesauribile di amore, di insegnamento di ricchezza e di vita. La mia piccola testimonianza è un grazie a tutti loro, e un grazie a tutti voi che avete la cortesia di leggermi. Attraverso questa lettura contribuite a dare voce a chi non ne ha.