In questi giorni tra i nomi più accreditati per la nomina a Capo dello Stato vi è quello di Sergio Mattarella. Già tempo fa avevo scritto a proposito di una vicenda che lo riguarda, come presidente di commissione dell’organo di autogoverno dei giudici amministrativi, esprimendo alcune perplessità. In tale occasione evidenziavo come tale commissione avesse conferito un incarico da 200 mila euro ad un consigliere di Stato (Carmine Volpe) che, a mio avviso, aveva dichiarato il falso in merito all’esistenza di indagini penali a suo carico, auspicando che si facesse chiarezza anche sul ruolo avuto dal prof. Mattarella.

Trovo quindi doveroso riferire qualche aggiornamento sulla questione.

Orbene, il consigliere di Stato beneficiario dell’incarico, è stato rinviato a giudizio per diffamazione (proprio per quei fatti per cui era già all’epoca indagato, circostanza che negò espressamente e sulla quale la commissione Mattarella non fece accertamenti), ed è oggi anche oggetto di un procedimento penale proprio per la falsa affermazione resa in tale occasione. La procura di Roma ha ritenuto che non vi sia reato e ha chiesto l’archiviazione (con inatteso tempismo…il giorno stesso che era stata presentata la istanza di avocazione, a causa dell’inattività investigativa, e dopo un reiterato tentativo di essere ascoltato sui fatti, che conosco personalmente), ma, a seguito di opposizione, il Gip ha comunque fissato udienza ed in questi giorni sta decidendo sulla vicenda.

Come ho già scritto in passato, nell’attribuire il lucroso incarico non si potrebbe escludere a priori, almeno a mio avviso, la necessità di verificare se sussistano aspetti di rilievo penale, nei confronti della commissione Mattarella, per verificare: a) se sia stata violata una norma, b) di che natura fosse tale norma, c) se tale eventuale violazione  abbia recato un vantaggio patrimoniale di ben 200 mila euro a un magistrato indagato, d) perché dopo aver chiesto chiarimenti al candidato indagato (che negava la circostanza) non siano stati fatti accertamenti di ufficio o richiesti chiarimenti a chi aveva denunciato la situazione, oggi acclarata con il rinvio a giudizio.

Augurandomi che si faccia al più presto chiarezza, per il momento mi fermo qui: lo spazio di questo post non mi consente di descrivere altre interessanti vicende (e documenti) relativi all’attività del prof. Sergio Mattarella in occasione del suo incarico presso la Giustizia amministrativa, organo di cui più volte ho peraltro lamentato la scarsa trasparenza anche su temi delicati come la appartenenza massonica dei magistrati amministrativi, proprio nel periodo in cui vi era anche l’attuale candidato per il Quirinale.