Buone notizie dal fronte antidoping italiano, o forse no. Ieri Il presidente del Coni Giovanni Malagò ha annunciato durante un convegno al ministero della Salute una “svolta epocale” per quanto concerne la lotta al doping, ovvero la delega ai Nas (Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dei Carabinieri) dei controlli a sorpresa. Un mezzo passo avanti verso la creazione di un organo terzo che si occupi senza ingerenze dei test sugli atleti tesserati, anche se, in attesa della sua ufficializzazione il 9 febbraio, i dubbi che restano sono molti. Da oramai quindici anni infatti (come previsto dalla legge 376 del 14 dicembre 2000), si sarebbe dovuta creare una commissione indipendente per togliere la gestione dell’antidoping italiano alla giurisdizione del Coni, per fare in modo insomma che il controllore non fosse il miglior alleato dei controllati. Ma durante i mandati di Gianni Petrucci (1999-2013) tale commissione o authority indipendente non è mai stata istituita.

Con il risultato che, grazie all’inchiesta Olimpia della Procura di Bolzano aperta a margine del caso Schwazer, si è scoperto che la maggior parte degli atleti italiani, anche di primo livello, si rendevano irreperibili ai controlli a sorpresa (gli unici che abbiano una valenza nella lotta alle sostanze proibite), non comunicando la propria posizione o addirittura venendo avvisati prima su quando sarebbero stati fatti i controlli. Evidenziando quindi una connivenza – e spesso una complicità come traspare dalle 550 pagine dell’inchiesta di Bolzano – di alcuni dipendenti del Coni (due medici e una segretaria sono sotto inchiesta) nella volontà di non fare questi controlli. Ora, ricevute le carte da Bolzano, anche la Procura Antidoping del Coni si è trovata costretta a cominciare la sua indagine: di questi giorni le audizioni dei primi 65 atleti, tra cui nomi di spicco come Howe e Gibilisco.

Ma se una riforma è urgente e necessaria, quella presentata da Malagò nasce zoppa. I dubbi riguardano l’autonomia che potrebbero avere i Nas rispetto al Coni. A partire dalla situazione logistica. Il Comando dei Nas agli ordini del generale Cosimo Piccinno lavorerà negli stessi uffici dello Stadio Olimpico dove operano ora quelli dell’agenzia Coni-Nado, e utilizzerà anche buona parte dello stesso personale, quello che in buona sostanza avvisava gli atleti dei controlli o chiudeva un occhio se questi si rendevano irreperibili. Poi esiste un secondo e più grave dubbio, ovvero che la volontà di appaltare in esterno ai Nas, in stretta collaborazione con il Coni, la gestione dei controlli a sorpresa sia in realtà il modo migliore per aggirare il problema, e non creare quella authority totalmente indipendente dal Coni che la legge pure prevede. Una mossa del cavallo che permette al Coni di mantenere la gestione dei controlli a sorpresa.

E’ il parere dell’onorevole Paolo Cova, e di altri deputati del Pd, che martedì in un’interpellanza sul caso del maratoneta Alberico Di Cecco (convocato in nazionale contro il regolamento Fidal dopo aver scontato due anni di squalifica per doping), hanno chiesto la creazione di una authority per la gestione dei controlli antidoping veramente indipendente dal Coni. Al di là della partnership con i Nas. Il testo del documento è chiarissimo: “La presenza dell’Agenzia CONI-NADO in seno al CONI, disattende quanto previsto dalla legge 376/2000 che evidenzia con assoluta chiarezza la necessità di un organo terzo rispetto al CONI. L’attuale presenza dell’Agenzia presso il CONI si configura come una forma di sistema “controllore / controllato” che non garantisce l’indipendenza dei controlli e accertamenti sugli atleti, in particolare quelli di vertice e inseriti nelle competizioni olimpiche e mondiali e, inoltre, non ottempera alle indicazioni della WADA che raccomanda la costituzione di Agenzie nazionali indipendenti rispetto al sistema sportivo”.