napolitano-amatoNella prima intervista dopo le elezioni del 2013 al Fatto Quotidiano, Beppe Grillo disse: “Conto di perdere il trenta per cento dei parlamentari”. Eravamo in Friuli Venezia Giulia, anche allora doveva decidersi l’inquilino del Quirinale. Grillo disse che in giornata, come avvenne, Gino Strada e Milena Gabanelli si sarebbero fatti da parte, e che Romano Prodi, seppur tra i votati, non gli pareva la persona adatta.

Quasi tre anni dopo quello che Grillo disse, tra espulsioni e autoesclusi si è quasi avverato. Anzi, mancano ancora una decina di parlamentari per arrivare al trenta per cento, ma arriveranno. Magari nei prossimi mesi.
E Prodi gli sembra sempre la persona meno adatta.

Ma se Grillo anche questa volta nelle stanze della partita per il Colle non entra, è difficile capire gli ultimi dimissionari (dal gruppo, ovvio, nessuno lascia quel popò di stipendio) come e dove pensano di poter incidere nell’elezione del Presidente della Repubblica. Se la loro è una lezione di democrazia, in polemica con il direttorio voluto da Grillo, commettono un errore da principianti: entrano al Nazareno a giochi fatti. Offrono a Renzi l’ennesimo aiuto, come se di fortuna non ne avesse già abbastanza. Silvio Berlusconi e l’ex sindaco di Firenze hanno già la loro carta da giocare, e dall’identikit che viene svelato di giorno in giorno è sempre più Giuliano Amato e non Romano Prodi.

Ha ragione Stefania Craxi, a questo punto, a dire, “devono spiegarmi perché mio padre è morto in esilio e Amato va al Quirinale”. C’è qualcosa che non torna. Ha ragione. Amato era la mente politica di Craxi, a volte è anche entrato nelle vicende giudiziarie con telefonate a vedove di parlamentari perché non facessero nomi. Succede, nelle democrazie poco sviluppate come lo è la nostra, capitano di questi paradossi, nonostante Amato, dicono, sia persona degna, giudicato – dagli altri – un grande giurista e bla bla bla. Sulla moralità qualche dubbio viene, se De Michelis era un “avanzo di balera”, lui era semplicemente “sottile”.

Chi ha le colpe se in Grecia votano Tsipras e noi rischiamo Amato? Sicuramente anche i Cinque Stelle. Ma non perché hanno perso un’occasione, ma semplicemente hanno pescato male, nella rete sono finite aragoste e pesci neppure lontanamente commestibili.

La democrazia dal basso è una mera utopia. E tutto questo Grillo lo sapeva, altrimenti non avrebbe affermato di aver messo in conto le perdite dei suoi, due anni fa, fresco di 25,5 per cento. Non li ha contenuti, ma ha seguito una strada originariamente sbagliata: non si mandano in Parlamento persone reduci da un sondaggio tra pochi intimi. Non hanno fatto selezione. Hanno scelto una strada sicuramente partecipata, ma sbagliata. E il conto, oggi, è arrivato.