In un’atmosfera “di odio, desiderio di vendetta e paura, feroce, tremenda, nasce la morte di Stefano Cerri”. E’ qui, tra questi sentimenti nascosti dietro la linea d’ombra di una storia di “corna”, che secondo il pm Antonio Sangermano maturò il sequestro e il massacro dell’imprenditore grafico milanese, ucciso il 10 dicembre del 2008 nel capoluogo lombardo. Solo oggi, però, si può scrivere la parola fine sul caso dell'”uomo qualunque”, come lo descrisse il pubblico ministero durante la requisitoria in primo grado; o l”ometto del Gratosoglio”, come lo definì con disprezzo Stefano Savasta, mandante dell’assassinio e rivale in amore di Cerri. Le condanne all’ergastolo per lui (morto nel novembre dello scorso anno) e i tre esecutori materiali (tutti dominicani) sono arrivate nel maggio 2012 e sono state confermate in Cassazione. La svolta, invece, in questi giorni, quando gli uomini della Squadra mobile di Milano, dopo mesi di ricerche, hanno ritrovato i resti e infine, ieri mattina, il teschio dell’imprenditore sotterrati in un bosco tra GarlascoTromello, nel Pavese.

A fornire la pista giusta ai detective di Alessandro Giuliano è stato uno degli assassini assoldati da Savasta. A dicembre 2014, Marthy Hernandez Rodriguez – dopo la scomparsa del mandante, trovato morto, forse per un infarto, su un treno per Verona mentre si trovava agli arresti domiciliari – si libera del “terrore” che Savasta gli incuteva, invia una lettera agli inquirenti e fornisce il tassello mancante. Dice dove cercare il cadavere di Cerri. Non a Rozzano, hinterland di Milano, dove gli investigatori sospettavano fosse stato nascosto. Ma tra i boschi in provincia di Pavia. Le sue dritte, però, si esauriscono qui. Perché nemmeno lui ricorda con precisione dove venne seppellito l’imprenditore milanese dopo essere stato sequestrato e massacrato di botte. La confessione di Hernandez mette in  moto le ricerche che si sono concluse ieri, quando dalla terra sono riaffiorati i resti di Cerri.

Questo l’epilogo della storia, iniziata il 10 dicembre 2008. A spiegare come andarono le cose quel giorno è un altro dominicano che partecipò al sequestro: Wilton Martinez Valles, condannato a otto anni con rito abbreviato, che il 2 febbraio 2010 si pente. Cerri fu preso verso le 19 “mentre stava abbassando la saracinesca” ricorda Valles. “Omar Calcano Manzueta lo afferra alle spalle e Marthy Hernandez Rodriguez lo prende per i piedi. Cerri aveva un cellulare. Cerri non gridò perché gli tapparono la bocca. Cerri fu trasportato da Calcano ed Hernandez dentro il furgone”. La sequenza va in scena davanti agli occhi di Velles, che fa il palo. Quando Calcano ed Hernandez scendono, Valles si avvicina e vede “il corpo del Cerri riverso a faccia in giù, con il volto insanguinato”. Il furgone riparte. “La buca la scavò Fran Budu” (l’altro esecutore latitante, ndr).

Sono questi i fermi immagine che affiorano da una banale storia di tradimenti nata nelle periferie di Milano e degenerata in delitto. A muovere le fila di tutto è  Stefano Savasta, anche lui imprenditore nel settore grafico. Il suo interruttore mentale si spegne quando la relazione con Ivana Siviero, impiegata, finisce dopo 14 anni. E’ il 2006. L’istante del tracollo. “La fine di quel rapporto – scrive Sangermano – in Savasta dà vita a un climax ascensionale di condotte persecutorie, minatorie, ritorsive, estorsive e lesive”. La Siviero invece ritrova la passione in un’altra storia extraconiugale nata con Cerri, “l’uomo qualunque” – come lo descrive il pm – con “una normale progettualità esistenziale” fatta di “gare podistiche, amici, l’acquisto di un’auto, la famiglia”. Soltanto un rivale, invece, per Savasta – “mafioso mancato” dice il magistrato – che inizia a perseguitare l’ex amante che però si fa coraggio e denuncia alla polizia. “La Siviero riferiva di aver ricevuto dal Savasta una lunga serie di minacce, una delle quali, che avrebbe ammazzato chiunque avesse avuto una relazione con me, che l’avrebbe sotterrato e fatto mangiare dalle formiche o rosicchiato dai topi”. E così accade.

Rodriguez racconta che Savasta, pagando duemila euro, vuole che venga data una “lezione” a Cerri. La commedia però finisce in tragedia. Cerri viene ammazzato con due pugni micidiali, mentre il nastro adesivo gli tappa la bocca. “L’uomo ferito. Cosa fa? Distrugge la vita di tante persone che gli stanno intorno, compresa la sua vita, e la vita delle persone che gli stanno intorno: figli, moglie, padre, cognata, tutti no? Tutti, per che cosa? Per l’orgoglio. Per la vendetta. Pazzesco” grida la Siviero a Savasta durante un faccia a faccia in questura. Mentre il corpo dell'”uomo qualunque” è già sottoterra.