L’assessore al Bilancio li vuole tagliare, il governatore invece è assolutamente contrario: in Sicilia gli stipendi di sindaci e consiglieri comunali non vanno toccati. Anche perché abbassando lo stipendio degli amministratori locali, i deputati regionali rischierebbero involontariamente di auto tagliarsi la busta paga: concetto che dalle parti dell’Assemblea regionale siciliana è tutt’altro che ben visto. Dopo le polemiche sull’applicazione del decreto Monti (che ha fissato in “appena” undici mila euro al mese lo stipendio dei novanta onorevoli regionali) le buste paga dei politici spaccano nuovamente il vertice governativo siciliano.

Da una parte c’è Alessandro Baccei, assessore al Bilancio e “subcommissario” inviato a Palermo da Graziano Delrio e Matteo Renzi per mettere a posto i conti della Regione Siciliana. Dall’altra c’è il presidente Rosario Crocetta, da sempre ottimista sullo stato di salute della situazione economica siciliana. “I soldi ci sono fino ad aprile” aveva però confessato Baccei alla prima uscita pubblica. Ed è proprio per questo che l’assessore ha inserito nella bozza di riforme da far varare all’Assemblea Regionale Siciliana anche una piccola nota, contenuta in un rigo. C’è scritto: “equiparazione dei costi della politica negli enti locali dell’Isola a quelli del resto d’Italia”. Una legge chiara e comprensibile, per rispondere ad una domanda che da Palazzo Chigi si pongono da un bel po’: perché il consiglio comunale di Palermo deve costare un milione di euro in più (5 milioni e centomila euro in totale) ogni anno rispetto a quello di Milano, che ha una popolazione nettamente superiore? E perché i sindaci e i consiglieri dei comuni siciliani devono essere di più rispetto ai colleghi eletti nelle altre città italiane che hanno lo stesso numero di abitanti?

È proprio per sciogliere quell’interrogativo, e magari provare a risparmiare qualche euro nel disastrato bilancio regionale, che Baccei propone di cancellare 1.231 consiglieri comunali e 674 poltrone da assessore. In più l’esponente del governo regionale punta a un taglio dei gettoni di presenza degli amministratori locali. Ed è proprio lì che è scoppiata la polemica. A sconfessare l’assessore regionale è arrivato direttamente Rosario Crocetta. “Ho fatto il sindaco e so quali sono i loro sacrifici e i rischi che corrono. Rischi che derivano dal confronto quotidiano con le categorie più disagiate e dal controllo sugli atti amministrativi da parte della Corte dei conti. Il tutto a fronte di stipendi che spesso non superano quello di un operaio”ha detto il governatore, in un’intervista all’edizione locale di Repubblica.

Tradotto: gli stipendi di sindaci e consiglieri non si toccano. Un’opinione largamente diffusa tra i banchi del Parlamento regionale. E non solo per spirito di solidarietà nei confronti dei colleghi sindaci e consiglieri. “I deputati sanno che il governo Renzi punta a equiparare gli stipendi dei consiglieri regionali a quelli dei sindaci del capoluogo della Regione: tagliando lo stipendio di Leoluca Orlando rischiano inavvertitamente di auto tagliarsi la loro busta paga” spiega Giancarlo Cancelleri, leader del Movimento 5 Stelle all’Ars. “Personalmente – continua il deputato del Movimento di Beppe Grillo – penso che lo stipendio dei deputati regionali vada tagliato ancora rispetto al tetto stabilito dal decreto Monti: i sindaci però li tutelerei. Lavorano molto più dei deputati, rischiano di più: Baccei e Crocetta dovrebbero tagliare gli stipendi ai deputati, abbassandoli almeno cinquemila euro al mese”.

Ipotesi improbabile, quella formulata da Cancelleri, dato che lo stesso Baccei ha parecchie difficoltà persino a tagliare i gettoni di presenza dei consiglieri comunali. Un anno fa, quando l’Ars era stata costretta a recepire il decreto Monti dopo dodici mesi di accese polemiche, il consiglio di presidenza del Parlamento regionale aveva ben pensato di correre in sostegno dei poveri deputati, costretti a guadagnare “solo” 11 mila euro al mese. In che modo? Varando un bonus da 1.160 euro in più al mese per ognuno degli undici capigruppo. Adesso Crocetta ha due opzioni: tirare dritto per la sua strada, ignorando le richieste di Baccei e del governo centrale, oppure varare una spending review senza quartiere, spaccando nuovamente la maggioranza.

Proprio per questo motivo il governatore ha convocato un vertice con i partiti che lo sostengono: nelle prossime ore a Palazzo d’Orleans sfileranno i rappresentanti dell’Udc e del Pd. “La salvezza dell’Italia è legata fortemente alle politiche di sviluppo della Sicilia e del Mezzogiorno. Ciò può avvenire se, insieme al consolidamento delle linee di cambiamento che stanno coinvolgendo la nostra Regione, ci sarà una nuova attenzione europea nei confronti delle politiche di sviluppo del Sud” ha detto il governatore. Una dichiarazione sobria per prendere tempo, in attesa di capire se tagliare o meno gli stipendi ai sindaci e ai consiglieri.

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