Del 1946 è La città del Jazz (New Orleans) di Arthur Lubin del 1946 con Louis Armstrong, Billie Holiday, Woody Herman (nella versione italiana doppiato da Alberto Sordi) e il pianista Meade Lux Lewis (l’autore di Honky Tonk Train Blues). Il film racconta l’esodo di Storyville del 1917 e si vale di magnifiche esecuzioni musicali fra i quali il tema conduttore Do You Know What it Means to Miss New Orleans scritto da Alter e DeLange apposta per il film.

Nel 1947 viene girata la prima biografia romanzata di due musicisti famosi. Si tratta di  The Fabulous Dorseys di Alfred E.Green che riuscii a far doppiare per un network televisivo con il titolo L’America dei Dorsey. Protagonisti della vicenda gli stessi Tommy e Jimmy Dorsey che avevano litigato 15 anni prima e che si erano riappacificati da poco. Inoltre, truccati abilmente, erano riusciti a rifare loro stessi 20 anni prima. Al film presero parte anche Paul Whiteman, Art Tatum e Charlie Barnet.

In Italia un grande successo ebbe il film A Song is Born (Venere e il professore) di Howard Hawks del 1948 con Danny Kaye e Virginia Mayo. È la storia di un professore incaricato di compilare la parte americana di una storia della musica. Ed eccolo quindi  nei locali di Manhattan a caccia di interviste. Incontra Armstrong, Tommy Dorsey, Mel Powell, Lionel Hampton e uno stuolo di altri straordinari musicisti. Al film prese parte anche Benny Goodman nei panni di un collega del professore che passa con disinvoltura da Mozart al jazz.

Gli anni ’50, sulla scia della biografia dei Dorsey, videro molti film ispirati alla vita di celebri musicisti. Kirk Douglas ricordò Bix Beiderbecke in Young Man with a Horn (Chimere) di Michael Curtiz del 1950 con Doris Day e Hoagy Carmichael, James Stewart interpretò la parte di Glenn Miller nel magnifico The Glenn Miller Story (La storia di Glenn Miller) di Anthony Mann del 1952, Steve Allen fu Benny Goodman in The Benny Goodman Story (Il re  del jazz) di Valentine Davies del 1955, Nat King Cole interpretò la parte di W.C.Handy in St.Louis Blues (id) di Allen Raisner del 1958, Sal Mineo fu Gene Krupa in The Gene Krupa Story (Ritmo Diabolico) di Don Weis del 1958, Danny Kaye impersonò Red Nichols ne I cinque Penny (The Five Pennies) di Melville Shavelson nel 1959 doppiato alla cornetta dallo stesso Nichols.

Oltre ai film biografici meritano attenzione Pete Kelly’s Blues (Tempo di furore) di e con Jack Webb del 1955 che racconta la storia di un’orchestra di jazz di Kansas City alle prese con una gang locale e The Strip (La donna del gangster) del 1951 con Mickey Rooney e gli All Stars di Louis Armstrong. E a proposito degli All Stars di Armstrong non vorrei dimenticare il delizioso High Society (Alta società) di Charles Walters del 1956 con Bing Crosby, Grace Kelly e Frank Sinatra.

Fra i registi che maggiormente usarono il jazz nei loro film il primo posto spetta senza alcun dubbio a Otto Preminger.

Suoi sono The Man with the Golden Arm (L’uomo dal braccio d’oro) (del 1955 con Frank Sinatra e la musica di Shorty Rogers e Shelly Manne; Anathomy of a Murder (Anatomia di un omicidio) del 1959 con James Stewart e la musica di Duke Ellington; Porgy and Bess (id) sempre del 1959 con Cab Calloway e Sammy Davis jr.

E arriviamo agli anni ’60; proprio del 1960 è Jazz on a Summer’s Day (Jazz in un giorno d’estate) girato da Bert Stern (uno dei grandi fotografi americani di quegli anni) in occasione del Festival del jazz di Newport del 1958. Si tratta di un lungo documentario in cui vennero riprese le performances di Louis Armstrong, Jack Teagarden, Chico Hamilton, Thelonious Monk, Gerry Mulligan, Mahalia Jackson, George Shearing, Max Roach, Buck Clayton, Sonny Stitt, Anita O’Day, Jimmy Giuffre

Del 1961 è Paris Blues (id) di Martin Ritt con Paul Newman e Sidney Poitier nelle vesti di un trombonista e di un sassofonista americani ingaggiati da un jazz club parigino. Al film presero parte anche Louis Armstrong, Duke Ellington e Serge Reggiani che interpreta la parte di un chitarrista zingaro ispirato alla figura di Django Reinhardt.

→  Sostieni l’informazione libera: Abbonati rinnova il tuo abbonamento al Fatto Quotidiano