“Expo è l’occasione per diffondere l’offerta turistica del Paese, lavorando sull’idea del museo diffuso che rappresenta la forza dell’Italia. Dobbiamo mostrare il Paese delle cento città, dei borghi, delle tradizioni, della storia, dei siti archeologici e della bellezza naturale”. Ad affermarlo il nostro ministro per i Beni e le Attività culturali, Dario Franceschini, presentando il nuovo portale al quale sarà affidato il compito di veicolare l’immagine del Paese nel corso dell’Expo milanese. Un contenitore di eventi e luoghi che dovrà amplificare quello straordinario patrimonio culturale tante volte ricordato, disseminato da Nord a Sud. Verybello.it, questo il nome del sito, il riferimento imprescindibile per chi, soprattutto straniero, deciderà che l’esposizione milanese dovrà essere solo una delle tappe del viaggio in Italia. 1300 eventi suddivisi in dodici categorie, come hanno spiegato, accanto a Franceschini, il ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina, il sottosegretario ai Beni Culturali, Ilaria Borletti Buitoni e il commissario di governo per l’esposizione milanese, Giuseppe Sala.

A sentire e poi a leggere le dichiarazioni, Verybello, come sostegno all’Expo, si appresta a diventare lo strumento capace di dare l’avvio ad una nuova era. Non solo per i nostri mal messi Beni Culturali, ma per il Paese intero. “Un’occasione preziosa anche per far avvicinare gli stessi italiani al loro patrimonio”, per Franceschini. “Una svolta clamorosa, il tassello che mancava”, a detta di Sala. Un’euforia incontrollata che non sembra fare i conti con la realtà. Non sembra aver tenuto in considerazione la complessità esistente. “L’Italia cambia da un chilometro all’altro, non solo nei paesaggi, ma nella qualità degli animi; è un miscuglio di gusti, di usanze, di abitudini, tradizioni, lingue, eredità razziali”, scriveva Piovene nel suo celebre Viaggio in Italia, il libro del 1957, nato dal reportage pensato per la Rai, alcuni anni prima. Franceschini sembra essersi ispirato a quel Viaggio.

Sfortunatamente la considerazione iniziale non sembra aver prodotto un ragionamento adeguato. Insomma l’esplicitata consapevolezza dell’Italia come “Museo diffuso” è rimasta un’idea. Non supportata da alcun tentativo di proiettare quell’idea, peraltro reale, nel portale online. Perché è vero che tra gli eventi in cartellone si spazia dalla musica al teatro, dall’archeologia al costume, coprendo ogni settore di possibile interesse turistico, spostandosi da una regione all’altra, indubitabilmente concentrandosi su luoghi generalmente non raggiunti dai grandi flussi turistici, ma questa operazione ha il demerito di fermarsi alle intenzioni. In ogni caso non di compiersi per intero. Mancando quel coinvolgimento con il territorio contermine che avrebbe assicurato davvero quella capillarità tanto auspicata. Venendo meno quella contestualizzazione che fa realmente “Museo diffuso”.

Esemplificativo il caso delle Mostre. Così per “Immaginando città. Racconti di fondazioni mitiche, forma e funzioni delle città campane”, al Museo Archeologico di Santa Maria Capua Vetere e al Museo Archeologico Nazionale di Paestum dal 1 dicembre 2014 al 30 giugno 2015, manca qualsiasi riferimento al molto che è possibile vedere in loco. Lo stesso avviene per “All’alba della storia. Genti antiche dal Territorio cividalese” al Museo archeologico nazionale di Cividale dal 14 ottobre 2014 al 25 maggio 2015. Certo, è probabile che chi deciderà di andare a visitare quelle mostre si documenti e voglia provare a vedere aree archeologiche, musei e spazi culturali che sono nei dintorni. Ma il problema è proprio questo. Il Museo diffuso dovrebbe poter guidare i turisti. Agevolargli il compito. Offrirgli tutte le possibilità. Solo in questa maniera l’Expo, del quale è strumento imprescindibile il sito Verybello, avrebbe avuto la possibilità di essere un evento nazionale. In grado di coinvolgere tutti i territori.

Il Palazzo Italia e il Cardo, che costituiscono il Padiglione Italia progettato dallo studio Nemesi & Partners in collaborazione con Proger/Bms, all’interno dell’Expo di Milano esprimono due concetti chiari. Rispettivamente, la piazza e il borgo lineare con le architetture lungo una strada. Due concetti che ben rappresentano l’Italia. A differenza di quanto sembra poter fare Verybello. Un contenitore di eventi, diligentemente ordinato per categorie. “Un catalogo straordinario delle offerte di tutta la Penisola”, per Borletti Buitoni. Ma, sfortunatamente, privo delle informazioni necessarie a restituire la complessità italiana dei Beni Culturali. Malauguratamente costruito su eventi che non divengono quasi mai pretesto per viaggiare, visitare e conoscere.

Pochi dubbi esistono sulla promozione del sito. Ai 5 milioni di euro già trovati se ne dovranno aggiungere degli altri. Ma alla fine è più che probabile che l’operazione si farà. Minori certezze riguardano i benefici che questa dispendiosa impresa porterà, nel medio e lungo periodo, ai nostri territori innervati da frammenti di Storia, Arte e Archeologia. Ma forse l’importante è solo vendere più biglietti per l’Expo e non dare una chance a parti del Paese che in tempi recenti non l’hanno avuta. Incrementare gli 8 milioni di tagliandi, dei quali 5 all’estero, ricordati da Sala. Piuttosto che rivitalizzare, anche con l’indotto turistico, angoli del Paese, sostanzialmente ignoti. Per questo può bastare un cartellone di eventi. Insomma Verybello.

 

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