Non siamo a Brescello, ma sempre in Emilia: a Ziano Piacentino. Più precisamente nella frazione di Vicobarone: 200 anime sul declivio di una collina. Teatro di una storia che potrebbe essere il remake di “Don Camillo”. Il sacerdote c’è: don Sergio Sebastiani, qui parroco da una vita. C’è il Peppone di turno, con lui perennemente in lotta: il castellano Piergiorgio Pagetti, proprietario di un maniero, limitrofo alla chiesa di San Sebastiano. E c’è un terzo personaggio: il sindaco di Ziano Manuel Ghilardelli, che eredita la patata bollente. Ma andiamo per gradi. Per trovare il bandolo della matassa ravvolgiamo il nastro di 23 anni: la vicenda inizia nel 1992 con l’acquisto, da parte di Pagetti, di un castello, nella cui proprietà cade lo stradello che permette ai fedeli di arrivare in chiesa. Stradello interdetto all’accesso dal Pagetti, dopo che fin dall’Ottocento i fedeli lo utilizzavano per transitare verso l’edificio religioso. Di qui non si passa. Il percorso alternativo consiste in una ripida scalinata, che rappresenta un ostacolo per anziani (i principali ‘frequentatori’) e imprese funebri. Impossibile celebrare funerali, per ovvi motivi di trasferimento delle bare, che difatti vengono ‘dirottati’ nelle località vicine. L’ex sindaco Enrico Franchini dapprima sembrò appoggiare i parrocchiani, poi decise di sospendere il diritto di passaggio. Ricorsi, udienze, tribunali, Corte d’Appello, carte bollate sono il seguito della storia. Il quotidiano “La Cronaca di Piacenza” racconta di uno schiaffo dato da Pagetti a don Sergio, vicenda che finì con una condanna. Poi di una secchiata lanciata dal balcone mentre il prete spalava la neve sullo stradello per consentirne l’utilizzo.

Un lasciapassare di stampo feudale, una sorta di ‘bolla di transito’. Tutto come secoli fa. Questa l’unica concessione del castellano ai fedeli (peraltro, stando ai registri comunali, il passaggio pubblico, di fatto ma anche diritto, è previsto come tale dal 1868). Anche la politica si è avvicinata in qualche modo a questa storia, oggi a favore dell’uno e domani dell’altro, con deliberazioni che però alla fine hanno portato, come si dice, da capo a dodici. (Si arrivo addirittura a rivolgere interrogazioni parlamentari ai ministeri di Interno, Beni Culturali e Giustizia. Ma niente da fare). Nel 2006 Pagetti ha costruito un’impalcatura ai due ingressi della strada, impedendo fisicamente l’accesso ai fedeli. Il ricorso della parrocchia non ha portato alcun effetto. Di più: un intervento dei Vigili del Fuoco chiuse in parte pure il sagrato della chiesa (“Ristrutturazione in atto”). Un punto a favore dei parrocchiani si registrò invece quando un ufficiale giudiziario, accompagnato dai Carabinieri e in esecuzione di una sentenza, riaprì il passaggio. Passaggio a piedi consentito? Solo sulla carta: il Pagetti, facendosi forza di nuove disposizioni, lo richiudeva.

E’ qui che entra in scena il sindaco, citato all’inizio ma che ora diventa l’attore protagonista. Sta a lui, ora che ha calato il carico da 11, dirimere la controversia. Pur andandoci coi piedi di piombo, si sta muovendo infatti nella direzione di espropriare lo strategico stradello. E’ stato appena approvato il Poc (Piano operativo comunale) che lo prevede, dopo che ha luglio è stato licenziato il Regolamento di Urbanizzazione Edilizia, che ha classificato la strada della discordia come “spazio libero per la mobilità” e contro il quale il Pagetti ha già fatto ricorso. Per il via libera definitivo del Poc si devono attendere 60 giorni, durante i quali i cittadini potranno sollevare osservazioni. Tutti i cittadini. Compreso il castellano naturalmente, che lo stradello non solo non vuole cederlo ma ne rivendica altresì l’utilizzo esclusivo. Comunque se il giudice non concederà ulteriori sospensive, ha assicurato il sindaco, si procederà con l’esproprio. E, certamente, ne vedremo delle belle.

Twitter: @bacchettasimone