E’ diventato un hashtag virale sui social network #KungFuCantona, ora che si celebra il ventennale di quel 25 gennaio 1995 in cui Eric Cantona sconvolse il mondo colpendo con un calcio al volo Matthew Simmons, tifoso del Crystal Palace che lo stava insultando. La foto indelebile, l’immagine simbolo, ma anche la sliding door della carriera di uno dei più grandi campioni della storia del calcio, tanto geniale quanto irrequieto e ribelle, che, dopo avere perso anche la nazionale per la lunga squalifica, due stagioni dopo si sarebbe ritirato definitivamente, a soli 30 anni. Al di là dei gol (64 in 143 partite con il Manchester United, 20 in 45 con la Francia) dei campionati e delle coppe vinte che ne hanno fatto una leggenda sul campo, Eric Cantona resterà immortalato nella storia del calcio per questo gesto.

Nato a Marsiglia da un pittore e una sarta figli di antifranchisti rifugiati in Francia, Cantona esordisce con l’Auxerre, dove al secondo anno è già squalificato per tre mesi per un orrendo tackle. Altra sospensione quando è in prestito al Montpellier per aver tirato gli scarpini in faccia a un compagno durante l’allenamento, e pure a Nimes per aver tirato la palla addosso all’arbitro, squalifica che diventa di tre mesi quando davanti al giudice sportivo chiama idiota ogni membro della commissione giudicante. Ma a 23 anni Cantona ha già vinto da solo un Europeo Under 21 con la Francia, nel 1988, e lo stesso anno ha chiamato “sacco di merda” in tv il ct della nazionale maggiore Henri Michel che non lo vuole convocare. E così, dopo due campionati e una Coppa di Francia vinti a casa, a Marsiglia, senza dimenticarsi di finire più volte ai ferri corti con il presidente Tapie, Eric Cantona sbarca in Inghilterra dove diventa definitivamente King Eric.

La prima stagione a Leeds è subito campione, poi passa al Manchester United dove con la maglia numero 7 che fu di George Best aiuta un Alex Ferguson in crisi a vincere il suo primo campionato e la squadra a conquistare un titolo dopo quasi trent’anni. È con l’arrivo di Cantona che l’Old Trafford si trasforma nel Teatro dei Sogni: gol, dribbling, magie e spettacolo sono sublimati da 2 Fa Cup e 4 Premier League vinte. Ma c’è un anno in cui non vincono, è la stagione 1994-95. E non vincono perché un mercoledì 25 gennaio nella trasferta di Selhurst Park, con il Blackburn (appena battuto 1-0 in casa con gol manco a dirlo di Cantona) avanti di due punti, Cantona nella ripresa si fa espellere per un fallo di reazione su un difensore del Crystal Palace. King Eric sta camminando lungo la linea laterale quando Matthew Simmons scende undici file per andare dietro i tabelloni pubblicitari a insultarlo. E’ un attimo che dura un eternità. Cantona si gira, lo guarda, si avvicina e con un calcio al volo lo stende.

Arrestato, condannato a due settimane di prigione poi tramutate in 120 ore di servizi sociali, massacrato dalla stampa e squalificato per otto mesi da tutte le competizioni, nella ormai storica conferenza stampa che segue Cantona si siede solo per dire la sua frase più celebre: “When the seagulls follow the trawler, it’s because they think sardines will be thrown into the sea”: quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che le sardine saranno gettate in mare. Un nonsense che riassume alla perfezione il gesto e l’uomo. Rientrato dopo un anno per vincere altre due Premier, Cantona dopo il mestiere di calciatore farà l’attore e l’agitatore politico, organizzerà campagne contro le banche e a difesa dei territori occupati in Palestina, sarà l’Ubu Roi di Alfred Jarry a teatro, il tecnico della Nazionale francese di beach soccer e l’amico di Julian Assange. Quel gesto oggi celebrato come #KungFuCantona sarà per sempre la sua sublimazione post umana. Perché, come dice lui ne Il Mio Amico Eric (Ken Loach, 2009): “Io non sono un uomo, sono Eric Cantona”.

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