Continuare con l’austerity o programmare nuovi investimenti per cercare un’immediata ripresa del Paese. E’ questa la scelta che i greci dovranno compiere quando si recheranno alle urne per le elezioni politiche di domenica 25 dicembre. Due opzioni che hanno due rappresentanti: il primo ministro conservatore, Antonis Samaras (nella foto un suo manifesto elettorale), e il leader della sinistra anti Euro, Alexis Tsipras. Le elezioni greche potrebbero però riservare sorprese anche per i consensi ottenuti da partiti come To Potami, il nuovo gruppo guidato da Savros Theodorakis, che potrebbe ricoprire un ruolo cruciale in un eventuale alleanza con il gruppo di Tsipras, e i socialisti del Pasok, guidato dall’ex ministro degli Esteri Evangelos Venizelos, papabili alleati di Samaras, e il nuovo partito di George Papandreou.

Tsipras, il nemico della Troika che piace ai giovani. La sinistra no Euro di Alexis Tsipras sembra essere la favorita per le prossime elezioni politiche greche. Secondo gli ultimi sondaggi, il 40enne leader di Syriza può contare su sei punti percentuali di vantaggio rispetto al suo primo rivale, il premier Samaras, e su un possibile accordo con il partito di Theodorakis. Il successo del giovane leader della sinistra radicale è cresciuto negli ultimi anni, grazie alla brillantezza e alle doti carismatiche di Tsipras, che ha fatto dell’uscita dall’Eurozona uno dei cavalli di battaglia del suo programma politico. Idea che gli ha fruttato numerosi consensi, grazie anche alla grave situazione economica in cui si trova il Paese e alla stretta imposta dall’Europa sui conti pubblici. “Stop austerità” e rinegoziazione del debito greco sono due punti fondamentali del programma politico del movimento nato nel 2004 e che vuole evitare il licenziamento di 150mila impiegati pubblici, già concordato con i creditori dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale. “La fine dell’umiliazione della Grecia è vicina”, ha ripetuto durante la sua campagna elettorale.

Altri obiettivi del leader di Syriza consistono nella creazione di un tesoretto da 5 miliardi di euro, finanziato da fondi europei, per creare posti di lavoro e un pacchetto sociale da 12 miliardi di euro che comprende elettricità gratis per i più poveri, sussidi ai trasporti e il ritorno della tredicesima per le pensioni sotto i 700 euro. Obiettivi finanziati, in parte, con l’aumento delle tasse, soprattutto per le classi più ricche.

Ingegnere ed ex comunista del Kke, Tsipras si è messo in luce già nel 2006, quando si è candidato come sindaco di Atene. Da quel momento, la sua fama ha conosciuto una crescita esponenziale, soprattutto tra l’elettorato più giovane e quello maggiormente colpito dalla crisi, grazie alla sua lotta contro le imposizioni dell’Unione Europea in fatto di politica economica. Il fenomeno Tsipras si è diffuso anche fuori dai confini greci: in Italia, in occasione delle elezioni europee, si è presentata una “Lista Tsipras” che è riuscita a conquistare tre seggi, e in Spagna, dove il gruppo dei Podemos, il partito nato dal movimento degli Indignados, riprende alcuni punti del programma del leader greco.

Samaras, il pugno duro della Troika. Alla guida del Paese dal 2012, il leader di Nuova Demokratia ha dovuto far fronte ad una situazione di profonda crisi economica e lo ha fatto seguendo le indicazioni che provenivano dall’Unione Europea: una dura politica di austerità, alla quale ha aggiunto la chiusura della radiotelevisione pubblica e tagli a pubblico impiego, stipendi e pensioni. La ripresa greca si è registrata solo nel secondo trimestre del 2014, ma il Paese ha un tasso di disoccupazione pari al 25%, un terzo della popolazione che vive sotto la soglia di povertà e un malumore diffuso che ha inevitabilmente influito sul calo dei consensi in favore dell’attuale premier. Il politico conservatore si trova al 26% dei consensi, secondo gli ultimi rilevamenti, e ha promesso ai cittadini lo sblocco degli stipendi, anche se ha preannunciato che il Paese deve ancora tenere duro e proseguire sulla strada dell’austerity per poter uscire dalla crisi economica.

To Potami, il terzo partito che può decidere sulla formazione del governo. L’ex giornalista, Stavros Theodorakis, e il suo partito To Potami (Il Fiume), potrebbero rappresentare un’importante novità nella politica greca ma, soprattutto, potrebbe risultare determinante per la formazione di un governo di coalizione con Syriza. Mentre il partito di Alexis Tsipras è attestato al 33%, il neonato movimento di centrosinistra di Theodorakis dovrebbe ottenere circa il 6% delle preferenze, il che farebbe balzare un’eventuale coalizione quasi a quota 40%. Il forte punto di contrasto con Tsipras, però, è quello relativo alla questione europea: se il candidato favorito ha condotto una campagna elettorale all’insegna di slogan no Euro e contraria alle regole economiche imposte dalla Troika, Theodorakis si dice lontano dalla casta dei partiti tradizionali, ma non sembra voler rinunciare alle sue convinzioni fortemente europeiste. Queste sue posizioni gli hanno garantito l’appoggio dei ceti sociali più colti, di molti rappresentanti della cultura e dei socialisti delusi che, però, non si fidano di Syriza.

Theodorakis ha 52 anni ed è famoso per il suo lavoro di giornalista d’inchiesta. La sua popolarità ha toccato il livello più alto con il suo programma “Protagonisti“, mandato in onda prima dalla tv pubblica e, successivamente, sulla rete privata Mega.

Venizelos, il socialista che rappresenta l’Europa. Ex ministro delle Finanze che riuscì a ottenere il prestito internazionale per evitare la bancarotta greca e, adesso, ministro degli Esteri del governo Samaras, il socialista del Pasok Evangelos Venizelos, 58 anni, rappresenta la continuità rispetto alla politica portata avanti dall’attuale premier. L’alleanza con il partito di Samaras per la formazione di un eventuale governo non sembra essere in discussione, anche se la sua faccia in Grecia è ormai sinonimo di austerity, fatto che ha causato un crollo di consensi del suo partito, che ha toccato il minimo storico alle elezioni del 2012, ottenendo il 12%. I voti in favore del suo partito, però, sembrano destinati a calare a causa delle concorrenza dell’ex primo ministro greco George Papandreou. Alle accuse di essere uno degli esecutori degli ordini dell’Unione Europea nel Paese, Venizelos ha risposto che quella dell’austerity è l’unica via attualmente praticabile, additando Tsipras e i sostenitori no Euro come dei “seduttori menzogneri“.

Papandreou, il socialista che cerca la rivincita. Socialista, 62 anni, ex primo ministro, fondatore del Pasok, George Papandreou, è stato il premier dell’inizio della crisi greca. Diventato primo ministro nell’ottobre 2009, dopo aver sconfitto alle elezioni il governo conservatore uscente, Papandreou fu costretto ad ammettere in dicembre che il deficit greco era pari al 12,7% del Pil. Questo episodio è considerato l’inizio della crisi economica greca che, due anni dopo,  porto alle sue dimissioni, l’11 novembre 2011, per dar vita a un governo di unità nazionale. Lo scorso 3 gennaio ha annunciato la sua uscita dal Pasok e la creazione di un nuovo partito, il Movimento dei Socialisti Democratici.