Alcuni giorni fa il premier Renzi aveva ribadito da Fazio sull’onda del cambiamento il famoso “cambia verso“, che la svolta più eclatante sarebbe stata determinata dal già preannunciato bando europeo per la scelta dei direttori dei musei. In effetti era comparso sul sito Mibact (Ministero Beni Culturali e Turismo) tale bando, suscitando attese ed entusiasmo, poiché avrebbe sovvertito una tendenza di nomine bloccate, circoli di potere e staticità delle istituzioni.

Tutto ciò però è durato lo spazio di un weekend, con la nomina diretta a Direttore del complesso della Venaria Reale di Mario Turetta. ‘La Venaria non è un Museo è un Consorzio’, si giustificano all’ufficio stampa del Ministero; di altro parere alla Regione Piemonte, dove la notizia è arrivata come una doccia gelata.

“Quello che non approvo del Ministero è la procedura non in linea con i criteri di trasparenza e meritocrazia” sostiene l’assessore alla cultura Antonella Parigi, che in ogni caso ha dato l’assenso per garantire la funzionalità del complesso,tenuto conto della chiusura ad ogni trattativa. A questo punto occorre approfondire il dibattito sulle nomine che non riguarda solo i Musei, anche se questi nel nostro Paese avrebbero dovuto godere di una attenzione particolare e i responsabili selezionati con la logica del merito e del mercato. In analogia alle gare di progettazione, dove si devono cimentare professionisti da tutta Europa, scelti poi con il criterio del “massimo ribasso” (già criticato) o dell'”economicamente più vantaggioso” pur richiedendo ai candidati responsabilità pari o forse superiori alla gestione di un Museo.

Con lo stesso metodo (l’economicamente più vantaggioso) si potrebbero mettere in competizione manager di tutta Europa con esperienze analoghe, chiedendo loro i risultati raggiunti ma anche programmi per il Museo o Ente per il quale concorrono. Un equivalente della cosiddetta “relazione metodologica” ai sensi del Dpr 207/2010 che viene richiesta ai professionisti quando concorrono alle gare di progettazione, che per inciso devono anche dimostrare di essere finanziariamente, previdenzialmente e fiscalmente inappuntabili.

In sostanza dovrebbe valere il principio qualità/prezzo. Non si comprende perché illustri professionisti con ventennale carriera si debbano mettere in gioco mentre i manager pubblici debbano essere scelti su indicazioni politiche e senza limiti di spesa.

Ovviamente specificità degli Enti e dei ruoli dovrebbero comportare parametri ad hoc ma il criterio qualità/prezzo potrebbe essere la scelta più equa per garantire una gestione anche in linea con la sobrietà che i tempi impongono.

La tutela della bellezza è anche rigore, essenzialità e rispetto dei canoni e delle regole.

→  Sostieni l’informazione libera: Abbonati rinnova il tuo abbonamento al Fatto Quotidiano