“Ripeto quello che ho sempre detto e che non è smentibile: nessuno può escludere infiltrazioni” di terroristi “tra gli immigrati ma fino a questo momento non ci sono tracce“. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ribadendo che “la vigilanza è altissima” e che “la nostra intelligence e le Procure lavorano al massimo su questo fronte”. Il capo del Viminale risponde indirettamente all’allarme lanciato giovedì dal ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che da Londra avvertiva: “Esiste un rischio notevole di infiltrazioni terroristiche tra i migranti”.

“Combattere il terrore è una battaglia di libertà“, ha detto Alfano intervenendo ad un’iniziativa in ricordo della Shoah, sottolineando che “la pace non è data per sempre” e dunque “occorre vigilare e stare con le orecchie attente, pronti a combattere una nuova battaglia per la pace, la libertà e la democrazia”. “I fatti di questi mesi – aggiunge il titolare del Viminale – ci ricordano ancora oggi che la lotta contro il terrore e la paura è una lotta che è parte integrante delle battaglie dei paesi occidentali e delle democrazie”. Ci sono persone, sottolinea ancora “che prendono in ostaggio un Dio per uccidere, ma bisogna sempre distinguere tra chi prega e chi spara”. Ecco perché, concluse, da Parigi arriva una “lezione politica e morale: il cammino per la libertà e la democrazia ha fatto tanti passi ma non è ancora definitivamente compiuto”.

Nuove dichiarazioni dopo quelle inanellate negli ultimi mesi, cui finora il governo non ha fatto seguire molti fatti. Le norme antiterrorismo annunciate lo scorso settembre e date per “pronte” e “urgenti” non riescono ad approdare in Consiglio dei ministri: è di giovedì l’ultimo rinvio. La motivazione: fonti di governo sottolineano che la parte del decreto che riguarda le missioni internazionali sarebbe ancora in via di definizione.